sabato 18 gennaio 2014

Dialogo tra una M ed una P

M: Io così non reggo più.
P: Ma che stai a dire?
M: Sto dicendo che tutto questo casino, questo dannato muoversi e contorcersi tra le file di esseri davanti ai quali paio immondo non mi va più bene.
P: E cosa vorresti fare?
M: Voglio andare via, girare tutta l’Europa e l’Asia e l’America ed il resto del mondo per terra e per mare per cercare quel qualcosa.
P: Cosa vuoi in particolare?
M: Non lo so, forse solo me stesso ed il mio scopo in quest’esistenza, a cosa diavolo servo nell’indecifrabile ordine cosmico.
P: Tu ti fai troppe seghe mentali e distruggi la tua serenità.
M: Non ho mai avuto la serenità e se per caso l’abbia mai avuta l’ho persa in un tempo dov’è impossibile ricordare ciò che succede; come quando da bambino prendi coscienza della morte.
P: E’ la morte che ti preoccupa?
M: Penso che sia l’unica cosa a questo mondo che non mi angoscia perché sta scritto che morirò come te, come tutti gli altri. E poi campare venti o settant’anni che differenza fa?
P: Cinquant’anni non sono pochi.
M: Sono solo numeri del tempo che come disse Bergson lo percepiamo ognuno in modo del tutto personale, il tempo relativo che ci rende la vita estremamente veloce o spaventosamente lenta. Quanto a me mi adatto.
P: Ma non pensi a quelli che ti stanno intorno e ti vogliono bene? Amici, genitori, amori …
M: Ad ognuno capitano disgrazie e bisogna essere capaci di superarle ma io non sono di quel genere perché di fronte a tali problemi crollo miserevolmente su me stesso soffocato dal mio pensiero e dalla mia stessa esistenza.
P: L’angoscia della quale parlavi prima?
M: Sì ed allo stesso tempo no; è tutto talmente complicato che neanche io so quale sia la mia verità.
P: E pensi che scappare, fuggire da quest’ansietà ti aiuterebbe?
M: Io non scappo, io parto. Viaggiare mi serve perché attraverso una moltitudine di luoghi e persone ho la possibilità di vedere ogni sfumatura di questa mia vita, poterla capire e giudicare secondo la mia scelta e piacere e da quel miscuglio inconcepibile ed ingarbugliato tirare fuori la mia essenza.
P: Ma tutta quest’enorme quantità di varietà che ti si presenteranno davanti non ti faranno correre il rischio di sballottarti inutilmente senza meta?
M: Vagare senza meta se non conosci la meta stessa non è un problema. Bisogna sapersi perdere anche con il pensiero per andare in posti che non si conoscono se no se si avesse la conoscenza della propria meta non ci sarebbe neanche il bisogno di partire dato che il traguardo sarebbe già raggiunto pronto ad aprirsi davanti ai propri desideri come un fiore al sole mattutino.
P: Io non capisco il senso di tutto ciò.
M: E a che serve conoscere sempre il senso di tutto ciò che si fa? Si è forse più preparati ad affrontare eventuali ed imprevedibili difficoltà?
P: Certo perché saresti più preparato ad affrontarle.
M: E come se non le conosci dato che sono imprevedibili?
P: Almeno hai solide basi sulle quali poggiare.
M: Ma se le difficoltà sconquassano tutte le tue basi, ecco che esse non valgono un granché ma mostrano tutta la loro fragilità.
P: E pensi che essere fragile fin dall’inizio ti potrebbe aiutare?
M: Certo, proprio come dice Lao Tzu nel “Tao Te Ching” dato che non aspettandomi niente tutto quello che riceverò m’andrà bene e se subirò del male sarò pronto ad accettarlo ed eventualmente ad affrontarlo meglio perché non partirò da niente di sicuro e solido precedentemente preparato.
P: Verrai spazzato via da tale precarietà di vita e di spirito.
M: E’ naturale. Lo svolgersi, lo srotolamento della mia esistenza è segnato da questo: folate di vento violento che mi turbinano e mi trasportano in giro senza che io possa fare nulla per impedirlo ed anche se lo facessi sarebbe inutile.
P: Come fai a non temere questo finale?
M: E’ lo stesso discorso che vale per la morte; che senso ha – e qui veramente è giusto parlare di senso – temere un qualcosa che sai che di certo arriverà? Se ci stai a pensare rischi solo di sprecare il tuo tempo inutilmente come in ritardo s’accorse Proust.
P: Ma se prima hai detto che della vita non ti preoccupi.
M: Sbagliato perché ho detto che detto che la durata della vita non m’interessa perché ha un valore relativo e del tutto personale; non vuol dire che sia contrario allo sfruttare il tempo come meglio ritengo per me stesso e per gli altri ai quali voglio bene.
P: Ma allora perché non prendi in mano la tua vita una volta per tutte?
M: Non voglio e so che non ne sono capace non vedendo lo scopo di tutto e solo attraverso mille e più esperienze di mille generi penso di trovare una risposta; per questo devo viaggiare.
P: E se non troverai la risposta?
M: Non la troverò punto e basta perché le mie carni morenti e le ossa in polvere non potranno lamentarsi dato che non saranno più niente poiché il mio corpo, cioè io sarà morto e spento.
P: Quindi la tua vita è una roulette russa con la vita stessa?
M: Se così la intendi, sì è così.
P: Tu sei solo un pazzo.

M: "Pazzo", "Fuori di testa", "Rincretinito" ... quante ne ho ascoltate, quante ne ho evitate, di quante ne ho gioito.