mercoledì 15 gennaio 2014

Morale comune:un tarlo per la volontà

Nella morale comune si tende sempre a vedere la mediazione, l'equilibrio come un punto di forza mentre l'eccesso e l'estremo sono considerati come il caos per la persona e la società. Penso che ciò sia dato dal fatto che tutto sia subordinato alla razionalità totale che fin dal Settecento con l'Illuminismo è vista come l'unico mezzo per il successo e la soddisfazione mentre ciò che è fuori da tali confini è considerato come dannoso per la persona, forse perchè ritenuta incapace di superare problemi ed ostacoli che scelte repentine - quasi rivoluzionarie - possano apportare nella sua vita. Il pensiero comune insegna che colui che agisce in maniera chiara, precisa, lineare al centimetro sia da identificare come essere giusto per prendere il proprio posto nella società secondo un inquadramento specifico che l'essere umano si porta dietro da sempre, come se fosse inserito nel proprio Io sia singolo che comune. La volontà perde la propria indipendenza perchè deve sottostare a regole che non s'è data ma che le sono state imposte; forse non con la forza fisica ma con una costrizione che può apparire indiretta, sotterranea, sottile alla quale sente di non poter sfuggire. "Comportati bene", "fai bella figura", "tieniti in salute", "agisci nel modo giusto" sono alcuni dei Comandamenti non scritti che si respirano nell'aria e dai quali pare impossibile sfilarsi; una religione non scritta senza templi, altari o profeti visibili ma molto più potente di qualunque dottrina o dogma che aleggia nella società. Provare a defilarsi da questo tema che anima le persone pare un insulto, un terribile affronto ad un sistema creato con tanta fatica per andare ad influire sul pensiero comune e stroncare ogni resistenza di personalità. Un processo di omologazione che sembra dettato da leggi di natura dalle quali pare impossibile allontanarsi, pena la distruzione della pace comune.
Ma se l'essere umano si considera la specie vivente più evoluta e dotata di una propria libertà, dovrebbe essere in grado di rivendicare con fermezza la propria personalità e la propria indipendenza dal resto della massa(o del branco). Si può arrivare a ciò, alla consapevolezza che l'istinto o la propria morale possano anche essere libere di agire come più si vuole anche senza il bisogno continuo di dare sempre un motivo razionale ad ogni azione in modo da giustificarla davanti al mondo intero o alla singola comunità nella quale si vive ed alla quale molti si possono sentire molto legati(altro vincolo alla propria libertà). Dopotutto se esiste veramente un libero arbitrio, ognuno dovrebbe essere completamente indipendente nel poter fare le proprie scelte senza alcun ostacolo; fa storia a sé se uno si pone volontariamente gli ostacoli sul proprio cammino ma ciò fa sempre parte della libera volontà. Attualmente la maggior parte delle persone crede d'agire liberamente senza rendersi conto che fa parte di un sistema più grande d'uguaglianza - non in senso sociale come sarebbe giusto - di stampo culturale. Chi vuole compiere il proprio percorso di vita in modo indipendente magari andando contro le regole della società, viene come segregato ed estromesso dalle persone che conosce; non è detto che lo facciano con cattiveria ma nella loro testa tale persona è vista come elemento di disturbo per l'ordine vigente.
Staccarsi da tali regole non è obbligatorio perchè come ho detto ognuno è libero(o almeno dovrebbe esserlo)di agire come meglio crede ma è necessario che in ogni persona ci sia la consapevolezza che la conquista delle libertà personali si scontra con molti problemi insiti nel pensiero comune ma arrivare a questa grande consapevolezza può essere il primo, grande passo per sentirsi veramente in grado di vivere a questo mondo con la serenità di essere in pace con sé stessi. Io non ho la verità in testa e non pretendo né di venderla né di regalarla a nessuno ma mi sento in dovere di dire ciò, forse perchè ne ho la libertà e quindi ho deciso da me di fare questa scelta e spero che tutti siano prima o poi in grado di farlo.