lunedì 27 gennaio 2014

Il Giorno della Memoria

Ok,va bene.
Siamo di nuovo al 27 Gennaio e quindi di nuovo al Giorno della Memoria,ricorrenza nata solo nel 2005,ed io ogni anno mi permetto di dire la solita cosa:giusto ricordare le sei milioni di vittime Ebree uccise tra campi di sterminio e ghetti ma ogni volta critico due punti
-come mai questa ricorrenza ogni volta è usata da Israele come scudo per quello che da 66 anni sta facendo in Medio Oriente?
-come mai l'opinione pubblica ufficiale si dimentica degli altri milioni di persone tra lavoratori coatti,sinti,testimoni di Geova,musulmani,perseguitati politici,prigionieri di guerra che sono stati massacrati dal nazismo?
Se non mi verrà data una risposta seria a queste due domande,per me questa giornata rimarrà sempre un evento farlocco ed inutile.

martedì 21 gennaio 2014

I giovani come capro espiatorio

E’ evidente che la crisi economica che da anni stiamo vivendo comportano problemi che per la maggior parte delle persone influiscono nella loro vita. Non parlo di problemi esclusivamente materiali ma la storia c’ha dimostrato in più occasioni che in periodi di crisi molto pesante come questa, l’opinione pubblica ed il pensiero comune ha bisogno di trovare un colpevole, un capro espiatorio sul quale scaricare anche in modo del tutto irrazionale le cause delle proprie difficoltà. Forse nel nostro Paese la cosa si sente ancora di più data la mentalità ristretta e prettamente provinciale che ancora vive nella maggior parte degli italiani, sia per causa loro che per scelte più o meno dirette di governo. Ma già prima che iniziasse questa crisi si respirava già nell’aria ed io sono almeno una decina d’anni che sento sempre la solita cantilena: i giovani sono il problema di questa società.
Mi permetto di dissociarmi apertamente da questa visione del tutto inspiegabile e fuori dalla realtà; anche se avesse una qualche spiegazione possibile, sarebbe una trovata del tutto vigliacca da parte di coloro che si considerano adulti fatti e formati basandosi esclusivamente sulla loro data di nascita. Da troppo tempo giornali e telegiornali annunciano a caratteri cubitali ed in modo sensazionalistico situazioni difficili o addirittura tragiche nelle quali i giovani sono coinvolti, dandone notizia da un lato in maniera aggressiva contro tutti i giovani e dall’altro in modo patetico come se fossimo tutti una massa di pecore fallite, d’idioti che si ammazzano solo per provarci gusto(avete presente le famose “stragi del sabato sera”?). Fatti normali, incidenti tragici che spezzano diverse vite che accadono troppo spesso anche perché magari perfetto idiota s’è messo al volante dopo aver abusato(non fatto uso)d’alcool o essersi preso sostanze stupefacenti; cambia qualcosa il fatto che abbia vent’anni o quaranta? Gente del genere crede che eventi simili non accadono se uno supera i trent’anni perché così diventa una persona matura e responsabile grazie a qualche Capodanno in più? I giovani diventano un problema sociale, un grave handicap che il Paese mestamente si porta dietro e che gl’impedisce lo sviluppo perché questi scansafatiche(bei tempi quando si era costretti a lavorare fin dai dieci anni o anche prima)passano il tempo ad ubriacarsi, drogarsi, scopare e poi s’ammazzano sulle strade creando danni e disagio all’intera comunità. Oppure sono dei totali stupidi perché ascoltano musiche orribili, si vestono come dei pagliacci, parlano e scrivono come degli analfabeti e se ne infischiano del resto. A grandi linee questo è il bel quadretto che appare di noi a questo Paese e dire che siamo disgustati è dir poco.
Non nego che non ci siano dei problemi ed io che ho ventun’anni mi dispiaccio per come gli adolescenti d’adesso stiano venendo su senza alcuna prospettiva, valori o identità ma che si lascino trasportare senza marosi nei quali tutti ogni giorno siamo costretti a nuotare furiosamente per non affogare. Abbiamo anche noi la nostra parte di colpa nel volta che stiamo dando e che daremo a questa società perché purtroppo anche noi stiamo seguendo automaticamente il ritmo che sentiamo ma non possiamo attribuirci perché sarebbe come salvare la coscienza e la faccia di chi ha contribuito maggiormente alla situazione attuale. Come un ragazzo si fonda negli anni fondamentali della sua vita? Come si modifica radicalmente il proprio pensiero da bambino a ragazzo? La famiglia si sa che ha un ruolo predominante nello sviluppo di ognuno perché per istinto è lì che ognuno ascolta, comprende ed apprende per dare forma alla propria personalità. Gli anni dell’adolescenza sono fondamentali ed è in quel momento che tutto prende una sua costruzione ma il progetto edilizio è dell’ambiente famigliare. La famiglia di solito da un suo percorso ed è prendendo certe vie ognuno viene spinto con varie forze da parte dei parenti, soprattutto i genitori. Quindi se noi giovani per voi adulti siamo una generazione perduta e distrutta, la colpa è quasi esclusivamente vostra perché voi avete creato questa prigione nella quale ci costringete a vivere. E avete colpa non solo nell’educazione dei vostri figli ma anche nelle scelte che a livello di massa avete preso negli ultimi vent’anni nella società come nella cultura, nella politica come nell’economia. Voi vi siete persi e siete stati sconfitti con la vostra volontà e quindi di conseguenza avete arrecato un danno anche a noi perché patiamo i vostri danni.

La vostra generazione ha perso mentre noi non abbiamo neanche potuto giocare la partita deve ancora cominciare dopo la bruciante sconfitta che avete subito. Eppure il vostro pensiero vi porta a liberarvi di ogni responsabilità ed a scaricare su di noi i vostri danni come se avessimo potuto fare qualcosa per evitare ciò. Quando e se mai comincerete a fare una seria autocritica e sono sentirvi superiori a noi solo perché avete qualche decina di primavera in più sulle spalle, allora forse si potrà cominciare a sognare diversamente, un mondo nuovo, diverso dal marciume nel quale ci troviamo a vivere. C’avete lanciato addosso la vostra spazzatura dopo esservi tappati il naso ma d’una cosa sono sicuro: mai e poi mai saremo i netturbini della vostra coscienza.

domenica 19 gennaio 2014

Il senso d'avere un blog

Cosa intendiamo oggi per blog? Non sto qua a dare spiegazioni tecniche ma posso dire cosa per me significa avere un blog ai tempi d’oggi. E’ la rappresentazione della libertà personale e del bisogno di dire a quanta più gente possibile il proprio pensiero che possono essere temi importanti o totalmente inutili ma comunque tutti degni d’essere espressi. Poco importa se a seguire il tuo pensiero sono una, dieci o diecimila persone perché il peso e l’importanza di esso è uguale tra tutti e degno come tutti di rispetto. Forse il blog è l’espressione moderna di cosa fu la radio a metà degli anni Settanta ed ancor più nel magico ed immagino irripetibile 1977 quando nacque la moda delle “radio libere” dove poche persone si mettevano d’impegno e tiravano su una radio dal giorno alla notte parlando di ogni cosa e facendo ascoltare di tutto, senza bisogno di sentirsi dei giganti ma consapevoli della propria importanza come persone. Consiglio di vedere il film “Radiofreccia” diretto da Luciano Ligabue – grande ed ottimo cantautore e buon regista – che tratta proprio di quest’esperienza e nel quale soprattutto i ragazzi di oggi possono trarre vari spunti di riflessione e magari di voglia di continuare ad essere sé stessi, singoli salmoni che si dannano come delle bestie per risalire i loro fiumi e torrenti per la deposizione della propria personalità.

sabato 18 gennaio 2014

Dialogo tra una M ed una P

M: Io così non reggo più.
P: Ma che stai a dire?
M: Sto dicendo che tutto questo casino, questo dannato muoversi e contorcersi tra le file di esseri davanti ai quali paio immondo non mi va più bene.
P: E cosa vorresti fare?
M: Voglio andare via, girare tutta l’Europa e l’Asia e l’America ed il resto del mondo per terra e per mare per cercare quel qualcosa.
P: Cosa vuoi in particolare?
M: Non lo so, forse solo me stesso ed il mio scopo in quest’esistenza, a cosa diavolo servo nell’indecifrabile ordine cosmico.
P: Tu ti fai troppe seghe mentali e distruggi la tua serenità.
M: Non ho mai avuto la serenità e se per caso l’abbia mai avuta l’ho persa in un tempo dov’è impossibile ricordare ciò che succede; come quando da bambino prendi coscienza della morte.
P: E’ la morte che ti preoccupa?
M: Penso che sia l’unica cosa a questo mondo che non mi angoscia perché sta scritto che morirò come te, come tutti gli altri. E poi campare venti o settant’anni che differenza fa?
P: Cinquant’anni non sono pochi.
M: Sono solo numeri del tempo che come disse Bergson lo percepiamo ognuno in modo del tutto personale, il tempo relativo che ci rende la vita estremamente veloce o spaventosamente lenta. Quanto a me mi adatto.
P: Ma non pensi a quelli che ti stanno intorno e ti vogliono bene? Amici, genitori, amori …
M: Ad ognuno capitano disgrazie e bisogna essere capaci di superarle ma io non sono di quel genere perché di fronte a tali problemi crollo miserevolmente su me stesso soffocato dal mio pensiero e dalla mia stessa esistenza.
P: L’angoscia della quale parlavi prima?
M: Sì ed allo stesso tempo no; è tutto talmente complicato che neanche io so quale sia la mia verità.
P: E pensi che scappare, fuggire da quest’ansietà ti aiuterebbe?
M: Io non scappo, io parto. Viaggiare mi serve perché attraverso una moltitudine di luoghi e persone ho la possibilità di vedere ogni sfumatura di questa mia vita, poterla capire e giudicare secondo la mia scelta e piacere e da quel miscuglio inconcepibile ed ingarbugliato tirare fuori la mia essenza.
P: Ma tutta quest’enorme quantità di varietà che ti si presenteranno davanti non ti faranno correre il rischio di sballottarti inutilmente senza meta?
M: Vagare senza meta se non conosci la meta stessa non è un problema. Bisogna sapersi perdere anche con il pensiero per andare in posti che non si conoscono se no se si avesse la conoscenza della propria meta non ci sarebbe neanche il bisogno di partire dato che il traguardo sarebbe già raggiunto pronto ad aprirsi davanti ai propri desideri come un fiore al sole mattutino.
P: Io non capisco il senso di tutto ciò.
M: E a che serve conoscere sempre il senso di tutto ciò che si fa? Si è forse più preparati ad affrontare eventuali ed imprevedibili difficoltà?
P: Certo perché saresti più preparato ad affrontarle.
M: E come se non le conosci dato che sono imprevedibili?
P: Almeno hai solide basi sulle quali poggiare.
M: Ma se le difficoltà sconquassano tutte le tue basi, ecco che esse non valgono un granché ma mostrano tutta la loro fragilità.
P: E pensi che essere fragile fin dall’inizio ti potrebbe aiutare?
M: Certo, proprio come dice Lao Tzu nel “Tao Te Ching” dato che non aspettandomi niente tutto quello che riceverò m’andrà bene e se subirò del male sarò pronto ad accettarlo ed eventualmente ad affrontarlo meglio perché non partirò da niente di sicuro e solido precedentemente preparato.
P: Verrai spazzato via da tale precarietà di vita e di spirito.
M: E’ naturale. Lo svolgersi, lo srotolamento della mia esistenza è segnato da questo: folate di vento violento che mi turbinano e mi trasportano in giro senza che io possa fare nulla per impedirlo ed anche se lo facessi sarebbe inutile.
P: Come fai a non temere questo finale?
M: E’ lo stesso discorso che vale per la morte; che senso ha – e qui veramente è giusto parlare di senso – temere un qualcosa che sai che di certo arriverà? Se ci stai a pensare rischi solo di sprecare il tuo tempo inutilmente come in ritardo s’accorse Proust.
P: Ma se prima hai detto che della vita non ti preoccupi.
M: Sbagliato perché ho detto che detto che la durata della vita non m’interessa perché ha un valore relativo e del tutto personale; non vuol dire che sia contrario allo sfruttare il tempo come meglio ritengo per me stesso e per gli altri ai quali voglio bene.
P: Ma allora perché non prendi in mano la tua vita una volta per tutte?
M: Non voglio e so che non ne sono capace non vedendo lo scopo di tutto e solo attraverso mille e più esperienze di mille generi penso di trovare una risposta; per questo devo viaggiare.
P: E se non troverai la risposta?
M: Non la troverò punto e basta perché le mie carni morenti e le ossa in polvere non potranno lamentarsi dato che non saranno più niente poiché il mio corpo, cioè io sarà morto e spento.
P: Quindi la tua vita è una roulette russa con la vita stessa?
M: Se così la intendi, sì è così.
P: Tu sei solo un pazzo.

M: "Pazzo", "Fuori di testa", "Rincretinito" ... quante ne ho ascoltate, quante ne ho evitate, di quante ne ho gioito.

giovedì 16 gennaio 2014

Contro di voi ed a favore di noi(sulla morale)

Sono qui per sollazzarvi,
che credete?
Rendere ottimista
chi si osserva lindo e pulito
nel mio specchio rotto,
nel mio stagno inquinato,
nella mia ombra vacua
come l'ordine nello schizofrenico,
la dose nel tossicodipendente,
il pene nella ninfomane,
(presente come Tarantino parla di "Like a Vergin" ne "Le Iene"?)
la fiamma nel Sole
perchè tutto sfuma
e la massa di tutti,
uno dopo l'altro,
si tira su di morale
perchè sa che non è lei,
perchè vede la sua vita scorrere rapida e tranquilla
e la propria canoa fila veloce
tra le acque turbinose
mentre io mi rompo la testa
sulle rocce nel fondo,
quel fondo tanto scandagliato
come un cieco che ha perso gli occhiali,
un sordo gli auricolari,
un castrato il preservativo,
un prete la povertà,
un banchiere il Manuale dell'onestà,
la Beretta il ramo d'ulivo
ed io l'intelligenza.

Ma cosa ci si nota?
E’ tanto questo l’astro di vita
che comanda i passi?
Che razza di stupida questione si discute?
Si è tutti così idioti,
privi del minimo senso d’ordine interiore
-dal cervello ai tendini d’Achille-
per pensare che in tutto ciò
non ci sia un mio effetto
marcato e voluto
con segnalatori arcobalenanti?
Siamo qui a ridere di questo scemo
-un matto come canta De Andrè-
perchè è un baracconaio da quattro soldi
ed è così surreale che pare un
fottuto drogato da qualunque cosa
e si battono le mani
perché continui a viva voce
lo spettacolo della demenza umana
mentre nelle loro poltrone
in smoking con sigari e brandy
si ride perché loro
-la crème brulè della società-
non sono finiti nel pantano
di merda, vita, dolore
che rischiava di soffocarli
ed allora io
-con i miei costumi da pagliaccio
per farli ridere e pagare
con sorrisi e pacche sulla spalla-
ballo nella mia testa
un valzer lento con la luce
con una donna
dagli occhi di cerbiatto e gambe da gazzella
(bella la zoofilia, vero?)
che si chiama Scelta
ed è quella che ho deciso
d’unire in un colpo
col sangue e la carne e la mente
perché le ossa scricchiolino pure
e tutto marcisca nel pattume
ma che il cervello
non venga colpito dall’ Ictus del buon senso
e che io vada pure al Diavolo
(non ho fatto purtroppo Legge
per chiacchierare con lui)
e ci regni come un bambino
gioca e fa uccidere tra loro
soldatini di plastica e metallo
ed il vento bruci con me
ora e per i prossimi mille anni di dominio.

Come un fuoco di paglia o un botto di Capodanno?
Potrà sembrare ma
sarebbe stupido o puramente imbecille
-puro come il fiore di Loto-
credere che tutto sia dato
da un fare volutamente alternativo o ribelle
(mica sono rapper o fricchettone)
per farmi nuovo ad occhi affamati
di novità da godersi
ed il giullare e come per i vostri sguardi
ma la verità,
la maledetta verità
che mi scorre nelle vene
e che mi pulsa nelle tempie
è che…
la saprete già da voi,
tanti ne avete visti ma mai abbastanza
e chi sono io per dirvi il mio campo d’azione,
il mio campo di battaglia dialettico,
il mio campo filosofico da arare?

Una bestemmia uscirà dalle vostre labbra,
un vaffanculo si mostrerà dal vostro dito medio,
un culo si potrà vedere dalle vostre facce,
una silhouette da pornostar
si vedrà nel vostro culo e nelle vostre fiche pelose
perché è così che volete,
così che reagite
a questo disegno di vita
che senza tempere e pennelli
provo a disegnare
con parole semplici e sconclusionate
e ciò vi sembrerà ridicolo,
l’inutilità della libertà,
la stupidità di non fare la pecora o la gallina
perché che c’è di buono o utile
a fare ciò che si vuole
solo per il gusto di darvi fastidio?
Nulla ma così comprendete
e così io parlo e scrivo
permettendomi d’offendere e controbattere
perché tante, troppe ne avete dette
con benpensanti in frac,
con intellettuali da strapazzo
con montature d’oro ed occhi strabici,
con immacolate della buona società,
con psicologi dal destino segnato,
con signori dalla smoking stirato dall’asfaltatrice,
con scribacchini da frasi grosse e mani da sega,
con preti e suore preda del loro oppio,
con ladri che hanno il buono sconto grazie al contocorrente,
con lupi che con il loro vizio si sono rifatti il naso,
con narcotrafficanti che vivono ai Parioli,
con puttane che fanno i calendari e parlamentari,
con idioti che fanno oroscopi e pronostici elettorali,
con medici che si fanno il Ferrari,
con vigili che spaccano la testa ed uccidono ragazzi,
con fascisti ripuliti dal sangue del terzo millennio,
con professori dal frustino e dell’intrigo,
con fiori che sparano proiettili dai cannoni,
con padroni che licenziano dopo il panettone,
con ricconi che si mettono l’Eskimo,
con…
pare troppo per la sopportazione comune
ma ci s’abitua e le pietre da ingoiare
paiono rosette con la mortadella
ed allora io lascio questo anche a nessuno
-o a tutti, se volete-
perchè di nulla mi rimprovero
tranne che perdere
un tempo migliore di questo
a parlare
perché non so fingere a voi
e se così sarà
allora mi si possa seppellire
in una discarica
o bruciare in una fonderia,
perché se volete la prima
sarò come una patata al cartoccio

o la seconda a mò di bistecca.

mercoledì 15 gennaio 2014

Morale comune:un tarlo per la volontà

Nella morale comune si tende sempre a vedere la mediazione, l'equilibrio come un punto di forza mentre l'eccesso e l'estremo sono considerati come il caos per la persona e la società. Penso che ciò sia dato dal fatto che tutto sia subordinato alla razionalità totale che fin dal Settecento con l'Illuminismo è vista come l'unico mezzo per il successo e la soddisfazione mentre ciò che è fuori da tali confini è considerato come dannoso per la persona, forse perchè ritenuta incapace di superare problemi ed ostacoli che scelte repentine - quasi rivoluzionarie - possano apportare nella sua vita. Il pensiero comune insegna che colui che agisce in maniera chiara, precisa, lineare al centimetro sia da identificare come essere giusto per prendere il proprio posto nella società secondo un inquadramento specifico che l'essere umano si porta dietro da sempre, come se fosse inserito nel proprio Io sia singolo che comune. La volontà perde la propria indipendenza perchè deve sottostare a regole che non s'è data ma che le sono state imposte; forse non con la forza fisica ma con una costrizione che può apparire indiretta, sotterranea, sottile alla quale sente di non poter sfuggire. "Comportati bene", "fai bella figura", "tieniti in salute", "agisci nel modo giusto" sono alcuni dei Comandamenti non scritti che si respirano nell'aria e dai quali pare impossibile sfilarsi; una religione non scritta senza templi, altari o profeti visibili ma molto più potente di qualunque dottrina o dogma che aleggia nella società. Provare a defilarsi da questo tema che anima le persone pare un insulto, un terribile affronto ad un sistema creato con tanta fatica per andare ad influire sul pensiero comune e stroncare ogni resistenza di personalità. Un processo di omologazione che sembra dettato da leggi di natura dalle quali pare impossibile allontanarsi, pena la distruzione della pace comune.
Ma se l'essere umano si considera la specie vivente più evoluta e dotata di una propria libertà, dovrebbe essere in grado di rivendicare con fermezza la propria personalità e la propria indipendenza dal resto della massa(o del branco). Si può arrivare a ciò, alla consapevolezza che l'istinto o la propria morale possano anche essere libere di agire come più si vuole anche senza il bisogno continuo di dare sempre un motivo razionale ad ogni azione in modo da giustificarla davanti al mondo intero o alla singola comunità nella quale si vive ed alla quale molti si possono sentire molto legati(altro vincolo alla propria libertà). Dopotutto se esiste veramente un libero arbitrio, ognuno dovrebbe essere completamente indipendente nel poter fare le proprie scelte senza alcun ostacolo; fa storia a sé se uno si pone volontariamente gli ostacoli sul proprio cammino ma ciò fa sempre parte della libera volontà. Attualmente la maggior parte delle persone crede d'agire liberamente senza rendersi conto che fa parte di un sistema più grande d'uguaglianza - non in senso sociale come sarebbe giusto - di stampo culturale. Chi vuole compiere il proprio percorso di vita in modo indipendente magari andando contro le regole della società, viene come segregato ed estromesso dalle persone che conosce; non è detto che lo facciano con cattiveria ma nella loro testa tale persona è vista come elemento di disturbo per l'ordine vigente.
Staccarsi da tali regole non è obbligatorio perchè come ho detto ognuno è libero(o almeno dovrebbe esserlo)di agire come meglio crede ma è necessario che in ogni persona ci sia la consapevolezza che la conquista delle libertà personali si scontra con molti problemi insiti nel pensiero comune ma arrivare a questa grande consapevolezza può essere il primo, grande passo per sentirsi veramente in grado di vivere a questo mondo con la serenità di essere in pace con sé stessi. Io non ho la verità in testa e non pretendo né di venderla né di regalarla a nessuno ma mi sento in dovere di dire ciò, forse perchè ne ho la libertà e quindi ho deciso da me di fare questa scelta e spero che tutti siano prima o poi in grado di farlo.