mercoledì 5 febbraio 2014

Capacità di osare(sulla tesi di laurea)

Sto leggendo “Come si fa una tesi di laurea”, un libro di Umberto Eco – pubblicato nel 1978 e poi rivisto nel 1985 – nel quale l’autore cerca di dare consigli utili a studenti universitari che prima della laurea si accingono a dedicare tempo ed energie ad una ricerca approfondita ad un particolare argomento inerente al loro percorso di studio. Si trovano molti spunti aiutare che possono aiutare nella ricerca e composizione della tesi – da una personalità eminente come Eco ci si aspetta sempre un ottimo lavoro – ma su certe cose come ragazzo ventunenne, giovane, pieno di vita e con tanta voglia di fare mi permetto di dissentire.
Il consiglio maggiore che viene rivolto è di concentrare la propria tesi su un argomento ristretto e mai analizzato seriamente e che si possa adattare agli interessi, ma soprattutto alle scarse capacità di ricerca ed analisi che un giovane studente ha a causa della poco o addirittura inesistente esperienza. Il fatto che Eco punti molto su questo modo d’agire per la tesi ritenendo le motivazioni enunciate sopra parte della quasi totalità dei laureandi, dovrebbe portare molti a dire: “Beh, se uno tanto intelligente ed erudito da un simile consiglio, mi pare ovvio seguirlo a menadito.” Ciò può portare molti a ripiegare su argomenti di studio minori che magari non soddisfano in pieno le proprie voglie di conoscenza e d’esposizione, ma sono considerati sicuri; come a dire “meglio prendere una via semplice ma sicura che un cammino difficile e pieno d’ogni tipo d’ostacoli.” Di tale libro non sto facendo un’analisi letterale critica e quindi non sto dicendo che Eco consiglia di ridurre tutto alla semplicità delle piccole e banali cose mai analizzate(e se non sono mai state studiate in dettaglio un motivo ci sarà, secondo me)ma questo in parte è ciò che questa lettura trasmette.
Questo mio pensiero tanto critico deriva esclusivamente dall’esperienza personale che ho appena cominciato a vivere riguardo alla costruzione della mia tesi e non da analisi sociali e culturali che ho ricercato tra la maggior parte degli studenti. Mi spiego meglio: sto seguendo il corso di laurea in Storia moderna e contemporanea e sono rimasto affascinato da un argomento come il nazismo; il mio desiderio e scopo è quello di fare una ricerca storica approfondita sulla Wehrmacht – cioè la macchina bellica del Terzo Reich – ed in particolare sulla sua composizione e struttura organizzativa(com’era divisa, che mezzi utilizzava, rapporti con l’industria tedesca, gradi,…). Un lavoro enorme che magari uno storico con anni d’esperienza in questo campo farebbe con alle spalle solide basi fisiche e davanti a sé molto tempo a disposizione; invece io sono un ragazzo di ventun’ anni , con una conoscenza poco sopra alla media dell’argomento in questione e con un tempo limitato davanti a me(diciotto-venti mesi)che si deve perfettamente coagulare con tutti i corsi che ancora devo seguire del mio programma universitario. Se Eco lo venisse a sapere immagino che ne rimarrebbe molto scosso e mi direbbe di lasciar perdere perché potrei esser facilmente considerato un megalomane superbo che s’è votato anima e corpo ad una causa già persa in partenza.

Ma “Come si fa una tesi di laurea” non è e non deve essere preso come verità assoluta(Eco lo dice fin dall’inizio)e quindi su molti aspetti come può essere l’argomento trattato, sono completamente libero di scegliere il mio percorso in base ai miei interessi ed a quale vorrebbe essere la mia meta. Non so ancora dove mi porterà questo viaggio – se a grandi soddisfazioni o a cocenti delusioni – ma considerandomi essere libero di sbagliare tutte le volte che lo desidero, ho deciso di compiere quest’impresa. Un consiglio che mi permetto di dare ai miei coetanei è quello di considerare la loro semenza, di non esser fatti “a viver come bruti ma per seguire virtute e canoscenza”(la parafrasi-citazione dantesca ci stava tanto). Essendo in gioco il vostro futuro, molti di voi rischieranno di cadere nel baratro della troppa prudenza e dell’autocritica fino all’eccesso. Ma proprio qui sta il punto fondamentale: il “vostro futuro” e non quello di Eco, i vostri genitori, amici o altro e quindi è necessario raggiungere una completa indipendenza da ogni schema prestabilito solo perché dettato da qualcuno che rappresenta un livello che può essere superiore dal punto di vista conoscitivo ma che forse si basa esclusivamente su teoria ed analisi scientifica, tralasciando ciò di più importante una persona sente e percepisce nella vita: non regole ma emozioni.