lunedì 3 marzo 2014

Foibe:tra menzogna e verità storica

Mio articolo sulle foibe e sull'occupazione italiana in Slovenia durante la Seconda Guerra Mondiale;l'articolo è disponibile anche sul sito-giornale online SenzaTregua.

Numeri. I numeri sono uno dei mezzi più importanti sui quali si fonda la storia. Il problema fondamentale è che numeri e cifre spesso sono utilizzati non per raccontare la verità e per analizzarla scientificamente ma anche per raccontare falsità sulle quali fondare idee che altrimenti non avrebbero alcun fondamento con la realtà. Queste menzogne sono spesso considerate vere dall’opinione pubblica se esse s’incastrano appieno con un sistema politico e culturale dominante facendole diventare parte di un sistema di controllo e di potere. Il 10 Febbraio in Italia viene celebrata la Giornata del Ricordo - una celebrazione istituita nel 2004 dal Governo vigente di centrodestra con la complicità ed il silenzio del centrosinistra – per ricordare le vittime italiane e di origine italiana di Friuli Venezia Giulia, Istria e zone della Slovenia uccise ed infoibate durante la fine della Seconda Guerra Mondiale nel 1945 da presunte formazioni partigiane comuniste al comando del maresciallo Tito. Il numero delle presunte vittime italiane varia in modo abbastanza variegato, dipendente dal clima politico e dalla fantasia del parlatore di turno: a volte trentamila, altre cinquantamila, settantamila ed alcuni si sbilanciano a dichiarare centomila persone massacrate e gettati nelle foibe, anfratti e gole delle coste della Dalmazia e del Carso; cifre che non hanno alcuna valenza storica perché dalle ricerche e dai documenti non emerge nulla di tutto ciò.
Durante gli ultimi mesi di guerra vi furono aspri scontri tra l’esercito italiano fascista della Repubblica Sociale e le formazioni partigiane del Fronte di Liberazione al comando di Tito, jugoslavi che fin dal 1941 avevano attuato un’aspra resistenza all’invasione ed all’occupazione nazifascista e che nel corso della guerra avevano liberato quasi tutta la Jugoslavia. Le zone al confine tra il Friuli con la Slovenia e la Croazia allora unite nella Jugoslavia – in particolare Trieste, Gorizia e l’Istria – erano aspramente contese fin dalla fine della Prima Guerra Mondiale perché ogni Paese considerava quelle zone proprio territorio, dato che non c’era una nette preponderanza né della nazionalità italiana né di quella croata o slovena. Nel 1941 il Regno d’Italia insieme a Germania ed Ungheria attaccò la Jugoslavia; in quel momento la politica aggressiva fascista era al massimo con Mussolini che desiderava realizzare una campagna di conquista a quella che Hitler stava brillantemente realizzando in Europa e si può notare ciò da questa frase pronunciata dal dittatore italiano: ”Di fronte ad una razza inferiore e barbara come quella slava non si deve seguire una politica che da lo zuccherino ma quella del bastone. I confini dell’Italia devono essere il Brennero, il Nevoso e le Dinariche: io credo che si possano sacrificare cinquecentomila slavi barbari a cinquantamila italiani.” L’invasione italiana del 1941 portò alla creazione della Provincia di Lubiana sottoposta al regime fascista e all’inizio la popolazione slovena iniziò una minima collaborazione solo perché considerava il fascismo un male minore rispetto al nazismo anche se l’obbiettivo finale era la liberazione del proprio Paese a fianco delle forze alleate. Ma la nascita del Fronte di Liberazione portò il regime fascista ad effettuare una durissima repressione contro la popolazione d’origine slovena, anche quella che fin dal 1919 viveva dentro i confini del Regno d’Italia: distruzioni di villaggi, fucilazioni, deportazioni in campi di concentramento in Italia. Tra l’Aprile del 1941 e l’8 Settembre del 1943 su circa trecentocinquantamila abitanti della Provincia di Lubiana sottomessa al controllo fascista circa cinquemila persone vennero fucilate, alcune centinaia bruciate vive ed altre settemila persone morirono nei campi di concentramento su più di trentamila deportati; fu in quest’occasione che vennero utilizzate le foibe per la prima volta, cioè da gerarchi e comandanti fascisti che massacrarono non solo appartenenti alla formazioni partigiane slovene ma anche civili per eliminare definitivamente qualunque forma di dissenso all’occupazione italiana. Il regime fascista sostenne anche formazioni cattoliche e nazional-conservatrici che si opponevano al lavoro che i gruppi partigiani guidati dai comunisti sloveni stavano facendo, in modo che il timore di una rivoluzione comunista schierasse la parte moderata e reazionaria della popolazione slovena al fianco dell’occupazione italiana.Dopo l’8 Settembre 1943 e lo sfaldamento dell’organizzazione fascista molti italiani facenti parte soprattutto della classe dirigente abbandonarono la Provincia di Lubiana, venendo anche favoriti dalla popolazione locale mentre si verificarono in Istria le prime foibe a danno di italiani; i motivi non furono per nulla etnici ma gruppi sloveni e croati giustiziarono molte personalità che facevano parte o avevano collaborato apertamente con l’occupazione fascista e le vittime sono stimate in alcune decine. Ma con la successiva occupazione da parte delle truppe naziste sostenute non solo da formazione fasciste italiane ma anche croate(appartenenti alla formazione Ustascia), ripresero le violenze contro la popolazione slovena e presero avvio anche le deportazioni di ebrei nei campi di sterminio.
Anche nel Friuli Venezia Giulia cominciarono a nascere i primi gruppi partigiani che successivamente si andranno ad organizzare ed unire nel Comitato di Liberazione Nazionale ed i rapporti con le formazioni comuniste slovene furono molto tormentate. Nonostante ci fosse grande unità riguardo alla lotta all’occupazione nazifascista, il contrasto riguardo al destino che zone come Trieste e l’Istria avrebbero avuto alla fine della guerra portò a parecchi contrasti, soprattutto tra italiani e croati. La sorte di Trieste era soprattutto fonte di diverbio: per i comunisti jugoslavi la città doveva costituire un baluardo contro il capitalismo e base per una futura espansione ad Occidente della rivoluzione comunista; il Pci e tutto il resto del Cln si opponevano fortemente a questa soluzione e ritenevano che Trieste sarebbe dovuta rimanere in territorio italiano. Alla fine dell’Aprile del 1945 la doppia insurrezione italiana e slovena e l’entrata nei territori giuliani di armate jugoslave portò all’emergere di due sentimenti contrastanti nella popolazione di quest’area: gli italiani e gli sloveni favorevoli all’entrata nella Jugoslavia furono molto contenti perché consideravano questo fatto come una doppia liberazione da due domini, da quello fascista e da quello italiano; coloro che erano contrari considerarono questo fatto come una grande invasione durante le quali italiani ma anche sloveni subirono una serie di violenze. Queste violenze da parte delle formazioni partigiane jugoslave vennero attuate come regolamento di conti verso dirigenti, soldati, membri della polizia al soldo del regime fascista che avevano occupato e soggiogato la Slovenia. Secondo i dati ufficiali, circa cinquecento persone nella zona di Gorizia e mille in quella di Trieste vennero uccise e di queste solo una minima parte venne ”infoibata”, numeri che si aggirano ad alcune decine di persone.
Quello che è accaduto in queste zone alla fine della guerra non è diverso da quello successo nel resto d’Italia, quando l’insurrezione partigiana portò all’eliminazione di molti capi e gerarchi fascisti, agenti di polizia, combattenti repubblichini che avevano apertamente sostenuto il regime fascista e la Repubblica Sociale e che quindi vennero eliminati come forma di liberazione dopo oltre vent’anni di dittatura. Non vennero commessi massacri di alcun tipo e la popolazione civile indifesa come donne e bambini venne completamente lasciata stare, poiché le uccisioni furono molto limitate e si mantennero all’interno delle comuni logiche di guerra. Riguardo alle uccisioni effettuate dalla formazioni jugoslave il numero si può ricondurre entro le duemila, massimo tremila unità; numeri certo elevati ma che sono da considerarsi minimi se paragonati alla devastazione che la popolazione slovena ha dovuto subire sotto l’occupazione prima fascista e poi nazifascista.

Questi fatti dovrebbero essere portati alla luce in modo chiaro perché da qualche anno in Italia è rinato un potente nazionalismo ed un forte senso di rivalsa verso la popolazione slava – in particolare quella croata e slovena – la quale viene accusata come ho detto sopra di aver commesso brutali crimini perpetrati solo per ragioni etniche contro la popolazione italiana alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Queste accuse infamanti devono essere rigettate dal popolo italiano perché non si può permettere che in un momento di crisi generale come quella attuale nascano delle tensioni con altri Paesi, formati da popoli che stanno subendo come noi la crisi e quindi si trovano nella nostra stessa situazione; non si può accettare che il Paese provi ad influenzare la mente del popolo in un momento tanto difficile in modo da consegnargli su d’un piatto d’argento un colpevole. Italiani, sloveni e croati devono unirsi nel gridare il loro disappunto e disprezzo contro ogni politica o evento di stampo nazionalistico ma bisogna che ci s’unisca perché la crisi strutturale del capitalismo attuale può e dev’essere combattuta con l’unità tra i popoli e non con vecchi egoismi ed idee marce che servono solo ad aizzare l’odio tra i diversi Paesi.

lunedì 17 febbraio 2014

Animo in tempesta

Un lampo nel cielo nero
che squaglia la volta sfregiata
e il tuono che scoppia
mentre io, con cuore sincero
ed animo colpito da una rasoiata
di vita, in faccia al vento che soffia
attendo l'arrivo d'una vittoria
sperando abbia una nuova storia.

Una speranza di mille gocce
che gonfia il fiume del desiderio
ma sono per niente serio
e la speranza rotola come rocce
dalla montagna che frana
su ricordi d'una esperienza malsana.

L’argine dolce cade tutte le volte
e l’onde si schiantano sulle coste
mentre io sono inerme trascinato
come un vecchio legno mangiato
dalle mie termiti cannibali
Che s’ingozzano coi miei mali,
vomitando qualunque schifezza
e non intravedo alcuna salvezza.

Cessa ora l’infernal tempesta
e la bufera diventa una brezza.
Ora mi posso dedicare alla siesta
e vedere che tutto si spezza
ma che come fegato si rigenera;
non più giovane e forte
ma provato dalla mala sorte
non è come la mattina ma la sera.

Ora appare un mondo di luce,
risplende la rugiada su mille foglie,
la mia paura si riduce
e del cuore non sento più le doglie
ma questo raggio è novella gioia

che illumina questa mia triste soglia.

martedì 11 febbraio 2014

E' proprio Francesca

-Ma no, non può essere lei.
-Guarda Lucio, mi dispiace tanto ma è così.
-Ma lei è a casa e vive per me.
-Sì lo so, ma sai a volte lei esce e quindi...
-Aspetta: come hai fatto a riconoscerla?
-T'ho detto ch'era lei; convincitene, che diavolo!
-Aspetta, ragioniamo: era bionda?
-Come il Sole?
-E il vestito era rosso?
-Rosso come il sangue.
-Ma magari ti sei sbagliato, sai come va a volte: stavi lontano, controluce hai visto male...
-Ma che diavolo ti prende?Sei completamente scemo?So che era Francesca perchè ci siamo salutati e mi ha chiesto anche sulla mia ultima operazione d'appendicite.
-...
-Tutto bene?
-Sono un cretino.

In altre stazioni della metro

Un avanti-indietro continuo,
la sospensione di tempo e spazio,
non sentirmi ancora sazio
di questo percorso tanto amato
in questa vita da Capitale
che m’è sempre più vitale.

Un giorno mai è uguale a prima,
cascate limpide d’emozioni
che creano sempre nuove sensazioni
per la scalata alla mia personale cima:
una montagna bruna ed argentata
che presto sarai da me conquistata.

Flusso di gente sempre nuovo
che si muove ed agita come il vento
turbina(sempre più forte lo sento).
Non ho rifugio o segreto covo
ma mi schianto sulla Terra
dd accetto Sole come bulbo in serra.



mercoledì 5 febbraio 2014

Capacità di osare(sulla tesi di laurea)

Sto leggendo “Come si fa una tesi di laurea”, un libro di Umberto Eco – pubblicato nel 1978 e poi rivisto nel 1985 – nel quale l’autore cerca di dare consigli utili a studenti universitari che prima della laurea si accingono a dedicare tempo ed energie ad una ricerca approfondita ad un particolare argomento inerente al loro percorso di studio. Si trovano molti spunti aiutare che possono aiutare nella ricerca e composizione della tesi – da una personalità eminente come Eco ci si aspetta sempre un ottimo lavoro – ma su certe cose come ragazzo ventunenne, giovane, pieno di vita e con tanta voglia di fare mi permetto di dissentire.
Il consiglio maggiore che viene rivolto è di concentrare la propria tesi su un argomento ristretto e mai analizzato seriamente e che si possa adattare agli interessi, ma soprattutto alle scarse capacità di ricerca ed analisi che un giovane studente ha a causa della poco o addirittura inesistente esperienza. Il fatto che Eco punti molto su questo modo d’agire per la tesi ritenendo le motivazioni enunciate sopra parte della quasi totalità dei laureandi, dovrebbe portare molti a dire: “Beh, se uno tanto intelligente ed erudito da un simile consiglio, mi pare ovvio seguirlo a menadito.” Ciò può portare molti a ripiegare su argomenti di studio minori che magari non soddisfano in pieno le proprie voglie di conoscenza e d’esposizione, ma sono considerati sicuri; come a dire “meglio prendere una via semplice ma sicura che un cammino difficile e pieno d’ogni tipo d’ostacoli.” Di tale libro non sto facendo un’analisi letterale critica e quindi non sto dicendo che Eco consiglia di ridurre tutto alla semplicità delle piccole e banali cose mai analizzate(e se non sono mai state studiate in dettaglio un motivo ci sarà, secondo me)ma questo in parte è ciò che questa lettura trasmette.
Questo mio pensiero tanto critico deriva esclusivamente dall’esperienza personale che ho appena cominciato a vivere riguardo alla costruzione della mia tesi e non da analisi sociali e culturali che ho ricercato tra la maggior parte degli studenti. Mi spiego meglio: sto seguendo il corso di laurea in Storia moderna e contemporanea e sono rimasto affascinato da un argomento come il nazismo; il mio desiderio e scopo è quello di fare una ricerca storica approfondita sulla Wehrmacht – cioè la macchina bellica del Terzo Reich – ed in particolare sulla sua composizione e struttura organizzativa(com’era divisa, che mezzi utilizzava, rapporti con l’industria tedesca, gradi,…). Un lavoro enorme che magari uno storico con anni d’esperienza in questo campo farebbe con alle spalle solide basi fisiche e davanti a sé molto tempo a disposizione; invece io sono un ragazzo di ventun’ anni , con una conoscenza poco sopra alla media dell’argomento in questione e con un tempo limitato davanti a me(diciotto-venti mesi)che si deve perfettamente coagulare con tutti i corsi che ancora devo seguire del mio programma universitario. Se Eco lo venisse a sapere immagino che ne rimarrebbe molto scosso e mi direbbe di lasciar perdere perché potrei esser facilmente considerato un megalomane superbo che s’è votato anima e corpo ad una causa già persa in partenza.

Ma “Come si fa una tesi di laurea” non è e non deve essere preso come verità assoluta(Eco lo dice fin dall’inizio)e quindi su molti aspetti come può essere l’argomento trattato, sono completamente libero di scegliere il mio percorso in base ai miei interessi ed a quale vorrebbe essere la mia meta. Non so ancora dove mi porterà questo viaggio – se a grandi soddisfazioni o a cocenti delusioni – ma considerandomi essere libero di sbagliare tutte le volte che lo desidero, ho deciso di compiere quest’impresa. Un consiglio che mi permetto di dare ai miei coetanei è quello di considerare la loro semenza, di non esser fatti “a viver come bruti ma per seguire virtute e canoscenza”(la parafrasi-citazione dantesca ci stava tanto). Essendo in gioco il vostro futuro, molti di voi rischieranno di cadere nel baratro della troppa prudenza e dell’autocritica fino all’eccesso. Ma proprio qui sta il punto fondamentale: il “vostro futuro” e non quello di Eco, i vostri genitori, amici o altro e quindi è necessario raggiungere una completa indipendenza da ogni schema prestabilito solo perché dettato da qualcuno che rappresenta un livello che può essere superiore dal punto di vista conoscitivo ma che forse si basa esclusivamente su teoria ed analisi scientifica, tralasciando ciò di più importante una persona sente e percepisce nella vita: non regole ma emozioni.

martedì 4 febbraio 2014

Sulla vendita del libro "Mein Kampf" su Amazon e sul becero buonismo nostrano

Qualche tempo fa era spuntato un articolo nel quale era scritto che "Mein Kampf" di Hitler fosse diventato un best seller su Amazon in Italia.
Non penso che ciò sia dovuta ad un'incredibile rinascita dell'idea nazista in Italia anche perchè i partiti fascisti da anni sono stabili come consenso elettorale - molto meno come azioni violente - e sicuramente coloro che avessero avuto intenzione di leggerlo, immagino che tra loro camerati non avrebbero trovato grosse difficoltà a comprarlo o prestarselo; l’Italia per il momento non rischia ancora di subire un fenomeno neonazista o fascista di massa com’è accaduto in Grecia con Alba Dorata o in Ungheria con il partito Jobbik. Nel nostro Paese un movimento di questo genere non avrebbe alcun problema a diventare di massa se ne avesse il consenso anche perché la magistratura non ha alcun problema nello stracciare la Costituzione fin dal Dicembre del 1946 quando nacque il Movimento Sociale Italiano e permettendo la nascita e la vita di soggetti come Forza Nuova, Fiamma Tricolore, Casapound, Fascismo e Libertà e molti altri. L’antifascismo militante da troppi decenni non ha più la forza di opporsi a questo diffondersi a macchia d’olio ma in modo costante, anche perché un buonismo politico allucinante ha ormai ridotto in molti compagni ed antifascisti la concezione rivoluzionaria della violenza necessaria.

Io penso che questo sia dovuto ad un fatto di curiosità, di conoscenza o di studio per un’opera di un uomo che è stato forse il più sanguinario dittatore della storia ma che ha avuto un livello politico di primo piano e per chi è interessato a questi argomenti può essere una lettura molto interessante. Io attacco il fatto che in Italia si permetta che esistano e facciano libera attività politica Partiti e movimenti che hanno idee molto simili – dopotutto l’Italia fascista e la Germania nazista erano alleate d’acciaio durante la Seconda Guerra Mondiale – e che ogni anno facciano una bella manifestazione sacralizzata per Mussolini a Predappio, ma una sorte di lavaggio di coscienza attuato dall’opinione pubblica non vuole che i libri che esprimono tali idee circolino(io che mi vorrei specializzare all’Università sul nazismo perché faccio Storia Contemporanea faccio molta fatico a trovarlo in versione cartacea). Sarebbe una cosa seria che si scegliesse definitivamente quale strada prendere: via libera completa a Partiti fascisti e nazionalsocialisti e libera vendita dei libri di Mussolini e di Hitler oppure abolizione di tali movimenti di stampo reazionario e dittatoriale ed ai libri che li rappresentano. Continuare a vivere in un limbo come quello attuale dove non si vogliono mettere i bastoni tra le ruote di forze politiche che sono state e continuano ad essere bracci violenti di padroni, forze dell’ordine e più in generale dell’ordine costituito ma non si permetta una vendita controllata di libri che potrebbero interessare a persone totalmente estranee a queste idee come il sottoscritto, sarebbe una rinnovata manifestazione della pietà e del disprezzo che una derelitta democrazia liberale come quella borghese rappresenta agli occhi di chi questo sistema lo vuole cambiare in ogni sua forma, di chi ritiene che lo Stato debba sostenere ogni cittadino in maniera sociale e culturale anche passando sopra certi diritti civili, che spesso sono una spada a due punte per dimenticarci di questioni come lavoro, scuola, sanità, casa ed ambiente.

Breve riflessione sull'insegnamento della filosofia

Su materie tanto vaste e potenzialmente fertili per l'intelletto come la filosofia, penso che non si dovrebbe insegnare agli studenti a ripetere come un juke-box il pensiero di questo o di quell'autore ma sarebbe molto più utile che un professore chiedesse riflessioni, impressioni ed eventuali critiche sorte nello studente durante lo studio riguardo al pensiero del filosofo di turno. Se la filosofia tradotta alla lettera significa "amore per la conoscenza", essa non si deve basare sull'immagazzinamento statico di nozioni come per le materie scientifiche(dove il dibattito non esiste o si riduce al nulla)ma sulla capacità di fornire le basi per un giudizio critico e propositivo a colui che studia. Penso che solo in questo modo una materia come la filosofia potrà portare qualche effetto concreto nella mente delle persone che se ne occupano, altrimenti tutto rischia di ridursi solo alla banale capacità di memorizzare concetti - per lo più astratti - che si potrebbero esporre e dei quali si potrebbe discutere solo fra una ristretta cerchia di esseri simili a macchine, ridotti alla conoscenza di un pensiero complicato e contraddittorio dei vari autori fuori dalla spazio e dal tempo.