Quale sorriso potrebbe spuntare
da queste marce ossa
che mille colpi
in cento modi
attraverso ogni luogo
hanno consumato
il loro nucleo
e quella corazza
di calcio e smalto
ma cosa si può immaginare
se si vive
oltre ogni scempio
della vita possibile
e quel sogno
è il treno
a vapore e cavalli
che lungo fili ferrati
muove muscoli
di pistoni d’acciaio,
quella via continua
che si percorre
attraverso altari
di fantasia
e tutto mi voglio
far appartenere
perché tutto è meglio,
meglio a Berlino
in una squallida birreria
bere birra bionda
nel pavimento in legno
tra segatura e malto,
meglio essere
come pietra millenaria
sopra la collina
del passato d’Atene
o tra le vie
e gli eterni palazzi
di quella Roma
che di dominio
si fece moglie
e di preti e di altari,
meglio fumare erba
tra gli umidi
mille canaletti
ad Amsterdam
e vedere i dipinti e il mare,
meglio a Parigi
fare sempre sesso
con tutte le madmoiselle
che riveriscono e si fanno fottere
a bere cognac
immerso fino alle ginocchia
nell’immensa Senna,
meglio a Praga,
meglio la corrente
del sempiterno Danubio
che taglia Budabest
a destra e sinistra
tra vecchi e poveri
e tra ebrei e fascisti,
meglio a Madrid e Barcellona
tra ramblas e senorita
con sangria e paella
finire affogato
sfinito tra le correnti
dell’Ebro,
meglio in Messico
mangiare tacos e tortilla
a ballare nel deserto
mentre tequila e mescalina
come una cascata
d’allucinazioni del mondo
passato presente e futuro
mi scorrono nelle vene
e nella testa s’uniscono
a formare immagini
di stelle scoppiettanti
e pure l’ultima canzone
sarà una gioia
mentre Maddalena
aspetta ancora Durango
come tutto il traffico
che ingorga Mexico City
s’accartoccia
e lo smog si fonde alla marijuana
perché vedo gli altopiani
che s’estendono a Panama
e poi oltre
tra foreste e Ande e Pampa
fino alla punta estrema
dove Bolivar
tutto voleva unire
ma ci penso io
con vomito e sperma
tra corpo e spirito,
meglio le pianure
di tutto il West
che s’aprono
come le vogliose gambe
d’una giovane donna
pronte ad essere
trapanate a forza
da una forza che vuole
i campi di grano
della Iowa verdeggiante
e le montagne del Colorado
e deserti texani
e cotone d’Alabama
e il corso del Mississippi
e paludi a New Orleans
e lo Skagit e la costa di Seattle
e il tedio di Denver
più le baie della California
e grazie alle ferrovie SP
indietro ai laghi
della Chicago nera ed italiana
fino ai campus
tra Boston e New York,
meglio da Mosca
al Pacifico in un vagone
tra vodka e foreste,
meglio le steppe
dell’Asia tra yak
e nomadi continui,
meglio l’India
con le sue visioni
tra Shiva e Dhrava
insieme a vacche ed incenso
bagnandomi nell’Indo
ed insozzandomi nel Gange,
meglio il Tibet
senza Richard Gere
mentre seguo
i fiumi Giallo ed Azzurro
per godere di riso bollito con patate
tra libretti e monasteri,
meglio tutta l’Africa
con il suo male continuo
che s’accomuna
con oppio a Tangeri
-pasti nudi e crudi-
con dolore d’intestino
che non fa dormire ma vomitare,
meglio tutto
perché parliamo di vita,
di sangue e sudore
con lacrime di passione
che bagnano un viso
che s’appresta a vedere
e sulla pelle a sentire
ogni centimetro di passione
che può sgorgare
dalle sorgenti del mondo
perché solo piacere cerchiamo,
solo piacere
da quando al mando
nasciamo piangendo
sapendo già
in quale gorgo
finiremo e
saremo richiusi.