lunedì 7 aprile 2014

Sempre meglio

Quale sorriso potrebbe spuntare
da queste marce ossa
che mille colpi
in cento modi
attraverso ogni luogo
hanno consumato
il loro nucleo
e quella corazza
di calcio e smalto
ma cosa si può immaginare
se si vive
oltre ogni scempio
della vita possibile
e quel sogno
è il treno
a vapore e cavalli
che lungo fili ferrati
muove muscoli
di pistoni d’acciaio,
quella via continua
che si percorre
attraverso altari
di fantasia
e tutto mi voglio
far appartenere
perché tutto è meglio,
meglio a Berlino
in una squallida birreria
bere birra bionda
nel pavimento in legno
tra segatura e malto,
meglio essere
come pietra millenaria
sopra la collina
del passato d’Atene
o tra le vie
e gli eterni palazzi
di quella Roma
che di dominio
si fece moglie
e di preti e di altari,
meglio fumare erba
tra gli umidi
mille canaletti
ad Amsterdam
e vedere i dipinti e il mare,
meglio a Parigi
fare sempre sesso
con tutte le madmoiselle
che riveriscono e si fanno fottere
a bere cognac
immerso fino alle ginocchia
nell’immensa Senna,
meglio a Praga,
meglio la corrente
del sempiterno Danubio
che taglia Budabest
a destra e sinistra
tra vecchi e poveri
e tra ebrei e fascisti,
meglio a Madrid e Barcellona
tra ramblas e senorita
con sangria e paella
finire affogato
sfinito tra le correnti
dell’Ebro,
meglio in Messico
mangiare tacos e tortilla
a ballare nel deserto
mentre tequila e mescalina
come una cascata
d’allucinazioni del mondo
passato presente e futuro
mi scorrono nelle vene
e nella testa s’uniscono
a formare immagini
di stelle scoppiettanti
e pure l’ultima canzone
sarà una gioia
mentre Maddalena
aspetta ancora Durango
come tutto il traffico
che ingorga Mexico City
s’accartoccia
e lo smog si fonde alla marijuana
perché vedo gli altopiani
che s’estendono a Panama
e poi oltre
tra foreste e Ande e Pampa
fino alla punta estrema
dove Bolivar
tutto voleva unire
ma ci penso io
con vomito e sperma
tra corpo e spirito,
meglio le pianure
di tutto il West
che s’aprono
come le vogliose gambe
d’una giovane donna
pronte ad essere
trapanate a forza
da una forza che vuole
i campi di grano
della Iowa verdeggiante
e le montagne del Colorado
e deserti texani
e cotone d’Alabama
e il corso del Mississippi
e paludi a New Orleans
e lo Skagit e la costa di Seattle
e il tedio di Denver
più le baie della California
e grazie alle ferrovie SP
indietro ai laghi
della Chicago nera ed italiana
fino ai campus
tra Boston e New York,
meglio da Mosca
al Pacifico in un vagone
tra vodka e foreste,
meglio le steppe
dell’Asia tra yak
e nomadi continui,
meglio l’India
con le sue visioni
tra Shiva e Dhrava
insieme a vacche ed incenso
bagnandomi nell’Indo
ed insozzandomi nel Gange,
meglio il Tibet
senza Richard Gere
mentre seguo
i fiumi Giallo ed Azzurro
per godere di riso bollito con patate
tra libretti e monasteri,
meglio tutta l’Africa
con il suo male continuo
che s’accomuna
con oppio a Tangeri
-pasti nudi e crudi-
con dolore d’intestino
che non fa dormire ma vomitare,
meglio tutto
perché parliamo di vita,
di sangue e sudore
con lacrime di passione
che bagnano un viso
che s’appresta a vedere
e sulla pelle a sentire
ogni centimetro di passione
che può sgorgare
dalle sorgenti del mondo
perché solo piacere cerchiamo,
solo piacere
da quando al mando
nasciamo piangendo
sapendo già
in quale gorgo
finiremo e
saremo richiusi.


sabato 22 marzo 2014

Tra semplice e trambusto

La completezza del pensiero e dei sensi per me rappresenta una fredda mattina primaverile, una baita di montagna con fuori cassapanche di legno di pino o sequoia, sullo sfonda alte e massicce montagne ancora coperte dal loro manto invernale, intorno una foresta bruna e candida dentro alla quale si scava il suo passaggio un sentiero di montagna acciottolato e mezzo distrutto dal fango e dalla pioggia dei mesi passati, io in tenuta da caccia con caldi guanti invernali imbottiti di piume e rivestiti di pelle marrone, una sigaretta di quel gusto forte che la natura ti può rappresentare, un tipico caffè nero americano fumante come un geyser, una brocca d'acqua ghiacciata del ruscello che scorre a fianco e che mi blocca lo stomaco, una catasta di frittelle pronte per essere innaffiate con lo sciroppo d'acero figlio delle immensità del Canada e la testa libero da ogni ingorgo, ogni tempesta di essere fuori o dentro, libero come mai sono stato, come vorrei essere nato e come vorrei essere morto ora o domani.
E’ nella semplicità delle cose che io trovo il massimo della soddisfazione personale per trovare gioia dentro di me perché forse il mio carattere non mi porta ad immaginarmi grandi traversate od altre immagini auliche tipiche del passato ma che ancora appartengono a molte persone, come il desiderare grandi quantità di denaro o di potere per godere della bella vita. Chi vive più coi piedi per terra, come desiderio più grande ha il raggiungimento della tranquillità personale e magari con la famiglia, una vita semplice fatti di gesti continui e quotidiani fino allo sfinimento che possa liberare da ogni passione o da ogni evento incredibile nel quale buttarsi magari passando un sacco del tempo tra ingorghi e tempeste. La semplicità dei gesti che ho enunciato non rappresenta il desiderio che tutta la mia vita sia ciò ma è il desiderio di vivere per poco, per un battito di ciglia un momento del genere ma il mio desiderio ancora più grande è passare la vita in un continuo tormento, dimostrarmi vivo attraverso le deviazioni e lo sbattere la testa ogni volta contro il muro perché non mi sentirei a mio agio tanto che altrimenti mi parrebbe di sprecare il tempo che ho a disposizione nel nulla. E’ solo una scelta di vita, non di più, non il mantra del sottoscritto che si definisce saggio superiore ma solamente la spiegazioni della mia missione.

lunedì 10 marzo 2014

Breve riflessione sull'insulto e l'inganno delle "quote rosa"

Per come la penso io le "quote rosa" sono un gravissimo insulto all'indipendenza che ogni donna meriterebbe. Vengono pagate di meno rispetto agli uomini, rischiano il licenziamento se restano incinte, sono prede di una cultura maschilista dominante che trova terreno fertile in Italia, ma li viene dato il contentino del 20,30,50 per cento in certi posti.
Questo è solo un meschino imbroglio che non elimina lo sfruttamento delle donne e le diseguaglianze delle quali sono prede ma vengono ridotte solamente a numeri, a posti da riempire in un luogo solo perchè sono di sesso femminile. Ogni donna ad un insulto del genere si sente offesa, ridotta ad elemosinare per non venire discriminata mentre ogni uomo gongola per questa situazione, quasi come se fosse un Paradiso.
Tutti gli uomini e le donne fermamente convinti che sia necessario abolire ogni sfruttamento per dare finalmente il via ad una società senza diseguaglianze dovrebbero sostenere la lotta dell'uguaglianza tra i sessi che si creano in un mondo dove lo sfruttamento di qualcun'altro è la base del profitto per pochi.
Vorrei chiudere con queste parole di Lenin: "Fino a quando le donne non saranno chiamate a partecipare autonomamente non solo alla vita politica nel suo insieme, ma anche al servizio civile permanente e generale, non si potrà parlare non solo di socialismo, ma neanche di democrazia integrale e durevole. Funzioni non possono essere garantite in modo soddisfacente fino a che le donne non avranno ottenuto di fatto, e non soltanto sulla carta, l'uguaglianza giuridica."

lunedì 3 marzo 2014

Foibe:tra menzogna e verità storica

Mio articolo sulle foibe e sull'occupazione italiana in Slovenia durante la Seconda Guerra Mondiale;l'articolo è disponibile anche sul sito-giornale online SenzaTregua.

Numeri. I numeri sono uno dei mezzi più importanti sui quali si fonda la storia. Il problema fondamentale è che numeri e cifre spesso sono utilizzati non per raccontare la verità e per analizzarla scientificamente ma anche per raccontare falsità sulle quali fondare idee che altrimenti non avrebbero alcun fondamento con la realtà. Queste menzogne sono spesso considerate vere dall’opinione pubblica se esse s’incastrano appieno con un sistema politico e culturale dominante facendole diventare parte di un sistema di controllo e di potere. Il 10 Febbraio in Italia viene celebrata la Giornata del Ricordo - una celebrazione istituita nel 2004 dal Governo vigente di centrodestra con la complicità ed il silenzio del centrosinistra – per ricordare le vittime italiane e di origine italiana di Friuli Venezia Giulia, Istria e zone della Slovenia uccise ed infoibate durante la fine della Seconda Guerra Mondiale nel 1945 da presunte formazioni partigiane comuniste al comando del maresciallo Tito. Il numero delle presunte vittime italiane varia in modo abbastanza variegato, dipendente dal clima politico e dalla fantasia del parlatore di turno: a volte trentamila, altre cinquantamila, settantamila ed alcuni si sbilanciano a dichiarare centomila persone massacrate e gettati nelle foibe, anfratti e gole delle coste della Dalmazia e del Carso; cifre che non hanno alcuna valenza storica perché dalle ricerche e dai documenti non emerge nulla di tutto ciò.
Durante gli ultimi mesi di guerra vi furono aspri scontri tra l’esercito italiano fascista della Repubblica Sociale e le formazioni partigiane del Fronte di Liberazione al comando di Tito, jugoslavi che fin dal 1941 avevano attuato un’aspra resistenza all’invasione ed all’occupazione nazifascista e che nel corso della guerra avevano liberato quasi tutta la Jugoslavia. Le zone al confine tra il Friuli con la Slovenia e la Croazia allora unite nella Jugoslavia – in particolare Trieste, Gorizia e l’Istria – erano aspramente contese fin dalla fine della Prima Guerra Mondiale perché ogni Paese considerava quelle zone proprio territorio, dato che non c’era una nette preponderanza né della nazionalità italiana né di quella croata o slovena. Nel 1941 il Regno d’Italia insieme a Germania ed Ungheria attaccò la Jugoslavia; in quel momento la politica aggressiva fascista era al massimo con Mussolini che desiderava realizzare una campagna di conquista a quella che Hitler stava brillantemente realizzando in Europa e si può notare ciò da questa frase pronunciata dal dittatore italiano: ”Di fronte ad una razza inferiore e barbara come quella slava non si deve seguire una politica che da lo zuccherino ma quella del bastone. I confini dell’Italia devono essere il Brennero, il Nevoso e le Dinariche: io credo che si possano sacrificare cinquecentomila slavi barbari a cinquantamila italiani.” L’invasione italiana del 1941 portò alla creazione della Provincia di Lubiana sottoposta al regime fascista e all’inizio la popolazione slovena iniziò una minima collaborazione solo perché considerava il fascismo un male minore rispetto al nazismo anche se l’obbiettivo finale era la liberazione del proprio Paese a fianco delle forze alleate. Ma la nascita del Fronte di Liberazione portò il regime fascista ad effettuare una durissima repressione contro la popolazione d’origine slovena, anche quella che fin dal 1919 viveva dentro i confini del Regno d’Italia: distruzioni di villaggi, fucilazioni, deportazioni in campi di concentramento in Italia. Tra l’Aprile del 1941 e l’8 Settembre del 1943 su circa trecentocinquantamila abitanti della Provincia di Lubiana sottomessa al controllo fascista circa cinquemila persone vennero fucilate, alcune centinaia bruciate vive ed altre settemila persone morirono nei campi di concentramento su più di trentamila deportati; fu in quest’occasione che vennero utilizzate le foibe per la prima volta, cioè da gerarchi e comandanti fascisti che massacrarono non solo appartenenti alla formazioni partigiane slovene ma anche civili per eliminare definitivamente qualunque forma di dissenso all’occupazione italiana. Il regime fascista sostenne anche formazioni cattoliche e nazional-conservatrici che si opponevano al lavoro che i gruppi partigiani guidati dai comunisti sloveni stavano facendo, in modo che il timore di una rivoluzione comunista schierasse la parte moderata e reazionaria della popolazione slovena al fianco dell’occupazione italiana.Dopo l’8 Settembre 1943 e lo sfaldamento dell’organizzazione fascista molti italiani facenti parte soprattutto della classe dirigente abbandonarono la Provincia di Lubiana, venendo anche favoriti dalla popolazione locale mentre si verificarono in Istria le prime foibe a danno di italiani; i motivi non furono per nulla etnici ma gruppi sloveni e croati giustiziarono molte personalità che facevano parte o avevano collaborato apertamente con l’occupazione fascista e le vittime sono stimate in alcune decine. Ma con la successiva occupazione da parte delle truppe naziste sostenute non solo da formazione fasciste italiane ma anche croate(appartenenti alla formazione Ustascia), ripresero le violenze contro la popolazione slovena e presero avvio anche le deportazioni di ebrei nei campi di sterminio.
Anche nel Friuli Venezia Giulia cominciarono a nascere i primi gruppi partigiani che successivamente si andranno ad organizzare ed unire nel Comitato di Liberazione Nazionale ed i rapporti con le formazioni comuniste slovene furono molto tormentate. Nonostante ci fosse grande unità riguardo alla lotta all’occupazione nazifascista, il contrasto riguardo al destino che zone come Trieste e l’Istria avrebbero avuto alla fine della guerra portò a parecchi contrasti, soprattutto tra italiani e croati. La sorte di Trieste era soprattutto fonte di diverbio: per i comunisti jugoslavi la città doveva costituire un baluardo contro il capitalismo e base per una futura espansione ad Occidente della rivoluzione comunista; il Pci e tutto il resto del Cln si opponevano fortemente a questa soluzione e ritenevano che Trieste sarebbe dovuta rimanere in territorio italiano. Alla fine dell’Aprile del 1945 la doppia insurrezione italiana e slovena e l’entrata nei territori giuliani di armate jugoslave portò all’emergere di due sentimenti contrastanti nella popolazione di quest’area: gli italiani e gli sloveni favorevoli all’entrata nella Jugoslavia furono molto contenti perché consideravano questo fatto come una doppia liberazione da due domini, da quello fascista e da quello italiano; coloro che erano contrari considerarono questo fatto come una grande invasione durante le quali italiani ma anche sloveni subirono una serie di violenze. Queste violenze da parte delle formazioni partigiane jugoslave vennero attuate come regolamento di conti verso dirigenti, soldati, membri della polizia al soldo del regime fascista che avevano occupato e soggiogato la Slovenia. Secondo i dati ufficiali, circa cinquecento persone nella zona di Gorizia e mille in quella di Trieste vennero uccise e di queste solo una minima parte venne ”infoibata”, numeri che si aggirano ad alcune decine di persone.
Quello che è accaduto in queste zone alla fine della guerra non è diverso da quello successo nel resto d’Italia, quando l’insurrezione partigiana portò all’eliminazione di molti capi e gerarchi fascisti, agenti di polizia, combattenti repubblichini che avevano apertamente sostenuto il regime fascista e la Repubblica Sociale e che quindi vennero eliminati come forma di liberazione dopo oltre vent’anni di dittatura. Non vennero commessi massacri di alcun tipo e la popolazione civile indifesa come donne e bambini venne completamente lasciata stare, poiché le uccisioni furono molto limitate e si mantennero all’interno delle comuni logiche di guerra. Riguardo alle uccisioni effettuate dalla formazioni jugoslave il numero si può ricondurre entro le duemila, massimo tremila unità; numeri certo elevati ma che sono da considerarsi minimi se paragonati alla devastazione che la popolazione slovena ha dovuto subire sotto l’occupazione prima fascista e poi nazifascista.

Questi fatti dovrebbero essere portati alla luce in modo chiaro perché da qualche anno in Italia è rinato un potente nazionalismo ed un forte senso di rivalsa verso la popolazione slava – in particolare quella croata e slovena – la quale viene accusata come ho detto sopra di aver commesso brutali crimini perpetrati solo per ragioni etniche contro la popolazione italiana alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Queste accuse infamanti devono essere rigettate dal popolo italiano perché non si può permettere che in un momento di crisi generale come quella attuale nascano delle tensioni con altri Paesi, formati da popoli che stanno subendo come noi la crisi e quindi si trovano nella nostra stessa situazione; non si può accettare che il Paese provi ad influenzare la mente del popolo in un momento tanto difficile in modo da consegnargli su d’un piatto d’argento un colpevole. Italiani, sloveni e croati devono unirsi nel gridare il loro disappunto e disprezzo contro ogni politica o evento di stampo nazionalistico ma bisogna che ci s’unisca perché la crisi strutturale del capitalismo attuale può e dev’essere combattuta con l’unità tra i popoli e non con vecchi egoismi ed idee marce che servono solo ad aizzare l’odio tra i diversi Paesi.

lunedì 17 febbraio 2014

Animo in tempesta

Un lampo nel cielo nero
che squaglia la volta sfregiata
e il tuono che scoppia
mentre io, con cuore sincero
ed animo colpito da una rasoiata
di vita, in faccia al vento che soffia
attendo l'arrivo d'una vittoria
sperando abbia una nuova storia.

Una speranza di mille gocce
che gonfia il fiume del desiderio
ma sono per niente serio
e la speranza rotola come rocce
dalla montagna che frana
su ricordi d'una esperienza malsana.

L’argine dolce cade tutte le volte
e l’onde si schiantano sulle coste
mentre io sono inerme trascinato
come un vecchio legno mangiato
dalle mie termiti cannibali
Che s’ingozzano coi miei mali,
vomitando qualunque schifezza
e non intravedo alcuna salvezza.

Cessa ora l’infernal tempesta
e la bufera diventa una brezza.
Ora mi posso dedicare alla siesta
e vedere che tutto si spezza
ma che come fegato si rigenera;
non più giovane e forte
ma provato dalla mala sorte
non è come la mattina ma la sera.

Ora appare un mondo di luce,
risplende la rugiada su mille foglie,
la mia paura si riduce
e del cuore non sento più le doglie
ma questo raggio è novella gioia

che illumina questa mia triste soglia.

martedì 11 febbraio 2014

E' proprio Francesca

-Ma no, non può essere lei.
-Guarda Lucio, mi dispiace tanto ma è così.
-Ma lei è a casa e vive per me.
-Sì lo so, ma sai a volte lei esce e quindi...
-Aspetta: come hai fatto a riconoscerla?
-T'ho detto ch'era lei; convincitene, che diavolo!
-Aspetta, ragioniamo: era bionda?
-Come il Sole?
-E il vestito era rosso?
-Rosso come il sangue.
-Ma magari ti sei sbagliato, sai come va a volte: stavi lontano, controluce hai visto male...
-Ma che diavolo ti prende?Sei completamente scemo?So che era Francesca perchè ci siamo salutati e mi ha chiesto anche sulla mia ultima operazione d'appendicite.
-...
-Tutto bene?
-Sono un cretino.

In altre stazioni della metro

Un avanti-indietro continuo,
la sospensione di tempo e spazio,
non sentirmi ancora sazio
di questo percorso tanto amato
in questa vita da Capitale
che m’è sempre più vitale.

Un giorno mai è uguale a prima,
cascate limpide d’emozioni
che creano sempre nuove sensazioni
per la scalata alla mia personale cima:
una montagna bruna ed argentata
che presto sarai da me conquistata.

Flusso di gente sempre nuovo
che si muove ed agita come il vento
turbina(sempre più forte lo sento).
Non ho rifugio o segreto covo
ma mi schianto sulla Terra
dd accetto Sole come bulbo in serra.



mercoledì 5 febbraio 2014

Capacità di osare(sulla tesi di laurea)

Sto leggendo “Come si fa una tesi di laurea”, un libro di Umberto Eco – pubblicato nel 1978 e poi rivisto nel 1985 – nel quale l’autore cerca di dare consigli utili a studenti universitari che prima della laurea si accingono a dedicare tempo ed energie ad una ricerca approfondita ad un particolare argomento inerente al loro percorso di studio. Si trovano molti spunti aiutare che possono aiutare nella ricerca e composizione della tesi – da una personalità eminente come Eco ci si aspetta sempre un ottimo lavoro – ma su certe cose come ragazzo ventunenne, giovane, pieno di vita e con tanta voglia di fare mi permetto di dissentire.
Il consiglio maggiore che viene rivolto è di concentrare la propria tesi su un argomento ristretto e mai analizzato seriamente e che si possa adattare agli interessi, ma soprattutto alle scarse capacità di ricerca ed analisi che un giovane studente ha a causa della poco o addirittura inesistente esperienza. Il fatto che Eco punti molto su questo modo d’agire per la tesi ritenendo le motivazioni enunciate sopra parte della quasi totalità dei laureandi, dovrebbe portare molti a dire: “Beh, se uno tanto intelligente ed erudito da un simile consiglio, mi pare ovvio seguirlo a menadito.” Ciò può portare molti a ripiegare su argomenti di studio minori che magari non soddisfano in pieno le proprie voglie di conoscenza e d’esposizione, ma sono considerati sicuri; come a dire “meglio prendere una via semplice ma sicura che un cammino difficile e pieno d’ogni tipo d’ostacoli.” Di tale libro non sto facendo un’analisi letterale critica e quindi non sto dicendo che Eco consiglia di ridurre tutto alla semplicità delle piccole e banali cose mai analizzate(e se non sono mai state studiate in dettaglio un motivo ci sarà, secondo me)ma questo in parte è ciò che questa lettura trasmette.
Questo mio pensiero tanto critico deriva esclusivamente dall’esperienza personale che ho appena cominciato a vivere riguardo alla costruzione della mia tesi e non da analisi sociali e culturali che ho ricercato tra la maggior parte degli studenti. Mi spiego meglio: sto seguendo il corso di laurea in Storia moderna e contemporanea e sono rimasto affascinato da un argomento come il nazismo; il mio desiderio e scopo è quello di fare una ricerca storica approfondita sulla Wehrmacht – cioè la macchina bellica del Terzo Reich – ed in particolare sulla sua composizione e struttura organizzativa(com’era divisa, che mezzi utilizzava, rapporti con l’industria tedesca, gradi,…). Un lavoro enorme che magari uno storico con anni d’esperienza in questo campo farebbe con alle spalle solide basi fisiche e davanti a sé molto tempo a disposizione; invece io sono un ragazzo di ventun’ anni , con una conoscenza poco sopra alla media dell’argomento in questione e con un tempo limitato davanti a me(diciotto-venti mesi)che si deve perfettamente coagulare con tutti i corsi che ancora devo seguire del mio programma universitario. Se Eco lo venisse a sapere immagino che ne rimarrebbe molto scosso e mi direbbe di lasciar perdere perché potrei esser facilmente considerato un megalomane superbo che s’è votato anima e corpo ad una causa già persa in partenza.

Ma “Come si fa una tesi di laurea” non è e non deve essere preso come verità assoluta(Eco lo dice fin dall’inizio)e quindi su molti aspetti come può essere l’argomento trattato, sono completamente libero di scegliere il mio percorso in base ai miei interessi ed a quale vorrebbe essere la mia meta. Non so ancora dove mi porterà questo viaggio – se a grandi soddisfazioni o a cocenti delusioni – ma considerandomi essere libero di sbagliare tutte le volte che lo desidero, ho deciso di compiere quest’impresa. Un consiglio che mi permetto di dare ai miei coetanei è quello di considerare la loro semenza, di non esser fatti “a viver come bruti ma per seguire virtute e canoscenza”(la parafrasi-citazione dantesca ci stava tanto). Essendo in gioco il vostro futuro, molti di voi rischieranno di cadere nel baratro della troppa prudenza e dell’autocritica fino all’eccesso. Ma proprio qui sta il punto fondamentale: il “vostro futuro” e non quello di Eco, i vostri genitori, amici o altro e quindi è necessario raggiungere una completa indipendenza da ogni schema prestabilito solo perché dettato da qualcuno che rappresenta un livello che può essere superiore dal punto di vista conoscitivo ma che forse si basa esclusivamente su teoria ed analisi scientifica, tralasciando ciò di più importante una persona sente e percepisce nella vita: non regole ma emozioni.

martedì 4 febbraio 2014

Sulla vendita del libro "Mein Kampf" su Amazon e sul becero buonismo nostrano

Qualche tempo fa era spuntato un articolo nel quale era scritto che "Mein Kampf" di Hitler fosse diventato un best seller su Amazon in Italia.
Non penso che ciò sia dovuta ad un'incredibile rinascita dell'idea nazista in Italia anche perchè i partiti fascisti da anni sono stabili come consenso elettorale - molto meno come azioni violente - e sicuramente coloro che avessero avuto intenzione di leggerlo, immagino che tra loro camerati non avrebbero trovato grosse difficoltà a comprarlo o prestarselo; l’Italia per il momento non rischia ancora di subire un fenomeno neonazista o fascista di massa com’è accaduto in Grecia con Alba Dorata o in Ungheria con il partito Jobbik. Nel nostro Paese un movimento di questo genere non avrebbe alcun problema a diventare di massa se ne avesse il consenso anche perché la magistratura non ha alcun problema nello stracciare la Costituzione fin dal Dicembre del 1946 quando nacque il Movimento Sociale Italiano e permettendo la nascita e la vita di soggetti come Forza Nuova, Fiamma Tricolore, Casapound, Fascismo e Libertà e molti altri. L’antifascismo militante da troppi decenni non ha più la forza di opporsi a questo diffondersi a macchia d’olio ma in modo costante, anche perché un buonismo politico allucinante ha ormai ridotto in molti compagni ed antifascisti la concezione rivoluzionaria della violenza necessaria.

Io penso che questo sia dovuto ad un fatto di curiosità, di conoscenza o di studio per un’opera di un uomo che è stato forse il più sanguinario dittatore della storia ma che ha avuto un livello politico di primo piano e per chi è interessato a questi argomenti può essere una lettura molto interessante. Io attacco il fatto che in Italia si permetta che esistano e facciano libera attività politica Partiti e movimenti che hanno idee molto simili – dopotutto l’Italia fascista e la Germania nazista erano alleate d’acciaio durante la Seconda Guerra Mondiale – e che ogni anno facciano una bella manifestazione sacralizzata per Mussolini a Predappio, ma una sorte di lavaggio di coscienza attuato dall’opinione pubblica non vuole che i libri che esprimono tali idee circolino(io che mi vorrei specializzare all’Università sul nazismo perché faccio Storia Contemporanea faccio molta fatico a trovarlo in versione cartacea). Sarebbe una cosa seria che si scegliesse definitivamente quale strada prendere: via libera completa a Partiti fascisti e nazionalsocialisti e libera vendita dei libri di Mussolini e di Hitler oppure abolizione di tali movimenti di stampo reazionario e dittatoriale ed ai libri che li rappresentano. Continuare a vivere in un limbo come quello attuale dove non si vogliono mettere i bastoni tra le ruote di forze politiche che sono state e continuano ad essere bracci violenti di padroni, forze dell’ordine e più in generale dell’ordine costituito ma non si permetta una vendita controllata di libri che potrebbero interessare a persone totalmente estranee a queste idee come il sottoscritto, sarebbe una rinnovata manifestazione della pietà e del disprezzo che una derelitta democrazia liberale come quella borghese rappresenta agli occhi di chi questo sistema lo vuole cambiare in ogni sua forma, di chi ritiene che lo Stato debba sostenere ogni cittadino in maniera sociale e culturale anche passando sopra certi diritti civili, che spesso sono una spada a due punte per dimenticarci di questioni come lavoro, scuola, sanità, casa ed ambiente.

Breve riflessione sull'insegnamento della filosofia

Su materie tanto vaste e potenzialmente fertili per l'intelletto come la filosofia, penso che non si dovrebbe insegnare agli studenti a ripetere come un juke-box il pensiero di questo o di quell'autore ma sarebbe molto più utile che un professore chiedesse riflessioni, impressioni ed eventuali critiche sorte nello studente durante lo studio riguardo al pensiero del filosofo di turno. Se la filosofia tradotta alla lettera significa "amore per la conoscenza", essa non si deve basare sull'immagazzinamento statico di nozioni come per le materie scientifiche(dove il dibattito non esiste o si riduce al nulla)ma sulla capacità di fornire le basi per un giudizio critico e propositivo a colui che studia. Penso che solo in questo modo una materia come la filosofia potrà portare qualche effetto concreto nella mente delle persone che se ne occupano, altrimenti tutto rischia di ridursi solo alla banale capacità di memorizzare concetti - per lo più astratti - che si potrebbero esporre e dei quali si potrebbe discutere solo fra una ristretta cerchia di esseri simili a macchine, ridotti alla conoscenza di un pensiero complicato e contraddittorio dei vari autori fuori dalla spazio e dal tempo.

lunedì 27 gennaio 2014

Il Giorno della Memoria

Ok,va bene.
Siamo di nuovo al 27 Gennaio e quindi di nuovo al Giorno della Memoria,ricorrenza nata solo nel 2005,ed io ogni anno mi permetto di dire la solita cosa:giusto ricordare le sei milioni di vittime Ebree uccise tra campi di sterminio e ghetti ma ogni volta critico due punti
-come mai questa ricorrenza ogni volta è usata da Israele come scudo per quello che da 66 anni sta facendo in Medio Oriente?
-come mai l'opinione pubblica ufficiale si dimentica degli altri milioni di persone tra lavoratori coatti,sinti,testimoni di Geova,musulmani,perseguitati politici,prigionieri di guerra che sono stati massacrati dal nazismo?
Se non mi verrà data una risposta seria a queste due domande,per me questa giornata rimarrà sempre un evento farlocco ed inutile.

martedì 21 gennaio 2014

I giovani come capro espiatorio

E’ evidente che la crisi economica che da anni stiamo vivendo comportano problemi che per la maggior parte delle persone influiscono nella loro vita. Non parlo di problemi esclusivamente materiali ma la storia c’ha dimostrato in più occasioni che in periodi di crisi molto pesante come questa, l’opinione pubblica ed il pensiero comune ha bisogno di trovare un colpevole, un capro espiatorio sul quale scaricare anche in modo del tutto irrazionale le cause delle proprie difficoltà. Forse nel nostro Paese la cosa si sente ancora di più data la mentalità ristretta e prettamente provinciale che ancora vive nella maggior parte degli italiani, sia per causa loro che per scelte più o meno dirette di governo. Ma già prima che iniziasse questa crisi si respirava già nell’aria ed io sono almeno una decina d’anni che sento sempre la solita cantilena: i giovani sono il problema di questa società.
Mi permetto di dissociarmi apertamente da questa visione del tutto inspiegabile e fuori dalla realtà; anche se avesse una qualche spiegazione possibile, sarebbe una trovata del tutto vigliacca da parte di coloro che si considerano adulti fatti e formati basandosi esclusivamente sulla loro data di nascita. Da troppo tempo giornali e telegiornali annunciano a caratteri cubitali ed in modo sensazionalistico situazioni difficili o addirittura tragiche nelle quali i giovani sono coinvolti, dandone notizia da un lato in maniera aggressiva contro tutti i giovani e dall’altro in modo patetico come se fossimo tutti una massa di pecore fallite, d’idioti che si ammazzano solo per provarci gusto(avete presente le famose “stragi del sabato sera”?). Fatti normali, incidenti tragici che spezzano diverse vite che accadono troppo spesso anche perché magari perfetto idiota s’è messo al volante dopo aver abusato(non fatto uso)d’alcool o essersi preso sostanze stupefacenti; cambia qualcosa il fatto che abbia vent’anni o quaranta? Gente del genere crede che eventi simili non accadono se uno supera i trent’anni perché così diventa una persona matura e responsabile grazie a qualche Capodanno in più? I giovani diventano un problema sociale, un grave handicap che il Paese mestamente si porta dietro e che gl’impedisce lo sviluppo perché questi scansafatiche(bei tempi quando si era costretti a lavorare fin dai dieci anni o anche prima)passano il tempo ad ubriacarsi, drogarsi, scopare e poi s’ammazzano sulle strade creando danni e disagio all’intera comunità. Oppure sono dei totali stupidi perché ascoltano musiche orribili, si vestono come dei pagliacci, parlano e scrivono come degli analfabeti e se ne infischiano del resto. A grandi linee questo è il bel quadretto che appare di noi a questo Paese e dire che siamo disgustati è dir poco.
Non nego che non ci siano dei problemi ed io che ho ventun’anni mi dispiaccio per come gli adolescenti d’adesso stiano venendo su senza alcuna prospettiva, valori o identità ma che si lascino trasportare senza marosi nei quali tutti ogni giorno siamo costretti a nuotare furiosamente per non affogare. Abbiamo anche noi la nostra parte di colpa nel volta che stiamo dando e che daremo a questa società perché purtroppo anche noi stiamo seguendo automaticamente il ritmo che sentiamo ma non possiamo attribuirci perché sarebbe come salvare la coscienza e la faccia di chi ha contribuito maggiormente alla situazione attuale. Come un ragazzo si fonda negli anni fondamentali della sua vita? Come si modifica radicalmente il proprio pensiero da bambino a ragazzo? La famiglia si sa che ha un ruolo predominante nello sviluppo di ognuno perché per istinto è lì che ognuno ascolta, comprende ed apprende per dare forma alla propria personalità. Gli anni dell’adolescenza sono fondamentali ed è in quel momento che tutto prende una sua costruzione ma il progetto edilizio è dell’ambiente famigliare. La famiglia di solito da un suo percorso ed è prendendo certe vie ognuno viene spinto con varie forze da parte dei parenti, soprattutto i genitori. Quindi se noi giovani per voi adulti siamo una generazione perduta e distrutta, la colpa è quasi esclusivamente vostra perché voi avete creato questa prigione nella quale ci costringete a vivere. E avete colpa non solo nell’educazione dei vostri figli ma anche nelle scelte che a livello di massa avete preso negli ultimi vent’anni nella società come nella cultura, nella politica come nell’economia. Voi vi siete persi e siete stati sconfitti con la vostra volontà e quindi di conseguenza avete arrecato un danno anche a noi perché patiamo i vostri danni.

La vostra generazione ha perso mentre noi non abbiamo neanche potuto giocare la partita deve ancora cominciare dopo la bruciante sconfitta che avete subito. Eppure il vostro pensiero vi porta a liberarvi di ogni responsabilità ed a scaricare su di noi i vostri danni come se avessimo potuto fare qualcosa per evitare ciò. Quando e se mai comincerete a fare una seria autocritica e sono sentirvi superiori a noi solo perché avete qualche decina di primavera in più sulle spalle, allora forse si potrà cominciare a sognare diversamente, un mondo nuovo, diverso dal marciume nel quale ci troviamo a vivere. C’avete lanciato addosso la vostra spazzatura dopo esservi tappati il naso ma d’una cosa sono sicuro: mai e poi mai saremo i netturbini della vostra coscienza.

domenica 19 gennaio 2014

Il senso d'avere un blog

Cosa intendiamo oggi per blog? Non sto qua a dare spiegazioni tecniche ma posso dire cosa per me significa avere un blog ai tempi d’oggi. E’ la rappresentazione della libertà personale e del bisogno di dire a quanta più gente possibile il proprio pensiero che possono essere temi importanti o totalmente inutili ma comunque tutti degni d’essere espressi. Poco importa se a seguire il tuo pensiero sono una, dieci o diecimila persone perché il peso e l’importanza di esso è uguale tra tutti e degno come tutti di rispetto. Forse il blog è l’espressione moderna di cosa fu la radio a metà degli anni Settanta ed ancor più nel magico ed immagino irripetibile 1977 quando nacque la moda delle “radio libere” dove poche persone si mettevano d’impegno e tiravano su una radio dal giorno alla notte parlando di ogni cosa e facendo ascoltare di tutto, senza bisogno di sentirsi dei giganti ma consapevoli della propria importanza come persone. Consiglio di vedere il film “Radiofreccia” diretto da Luciano Ligabue – grande ed ottimo cantautore e buon regista – che tratta proprio di quest’esperienza e nel quale soprattutto i ragazzi di oggi possono trarre vari spunti di riflessione e magari di voglia di continuare ad essere sé stessi, singoli salmoni che si dannano come delle bestie per risalire i loro fiumi e torrenti per la deposizione della propria personalità.

sabato 18 gennaio 2014

Dialogo tra una M ed una P

M: Io così non reggo più.
P: Ma che stai a dire?
M: Sto dicendo che tutto questo casino, questo dannato muoversi e contorcersi tra le file di esseri davanti ai quali paio immondo non mi va più bene.
P: E cosa vorresti fare?
M: Voglio andare via, girare tutta l’Europa e l’Asia e l’America ed il resto del mondo per terra e per mare per cercare quel qualcosa.
P: Cosa vuoi in particolare?
M: Non lo so, forse solo me stesso ed il mio scopo in quest’esistenza, a cosa diavolo servo nell’indecifrabile ordine cosmico.
P: Tu ti fai troppe seghe mentali e distruggi la tua serenità.
M: Non ho mai avuto la serenità e se per caso l’abbia mai avuta l’ho persa in un tempo dov’è impossibile ricordare ciò che succede; come quando da bambino prendi coscienza della morte.
P: E’ la morte che ti preoccupa?
M: Penso che sia l’unica cosa a questo mondo che non mi angoscia perché sta scritto che morirò come te, come tutti gli altri. E poi campare venti o settant’anni che differenza fa?
P: Cinquant’anni non sono pochi.
M: Sono solo numeri del tempo che come disse Bergson lo percepiamo ognuno in modo del tutto personale, il tempo relativo che ci rende la vita estremamente veloce o spaventosamente lenta. Quanto a me mi adatto.
P: Ma non pensi a quelli che ti stanno intorno e ti vogliono bene? Amici, genitori, amori …
M: Ad ognuno capitano disgrazie e bisogna essere capaci di superarle ma io non sono di quel genere perché di fronte a tali problemi crollo miserevolmente su me stesso soffocato dal mio pensiero e dalla mia stessa esistenza.
P: L’angoscia della quale parlavi prima?
M: Sì ed allo stesso tempo no; è tutto talmente complicato che neanche io so quale sia la mia verità.
P: E pensi che scappare, fuggire da quest’ansietà ti aiuterebbe?
M: Io non scappo, io parto. Viaggiare mi serve perché attraverso una moltitudine di luoghi e persone ho la possibilità di vedere ogni sfumatura di questa mia vita, poterla capire e giudicare secondo la mia scelta e piacere e da quel miscuglio inconcepibile ed ingarbugliato tirare fuori la mia essenza.
P: Ma tutta quest’enorme quantità di varietà che ti si presenteranno davanti non ti faranno correre il rischio di sballottarti inutilmente senza meta?
M: Vagare senza meta se non conosci la meta stessa non è un problema. Bisogna sapersi perdere anche con il pensiero per andare in posti che non si conoscono se no se si avesse la conoscenza della propria meta non ci sarebbe neanche il bisogno di partire dato che il traguardo sarebbe già raggiunto pronto ad aprirsi davanti ai propri desideri come un fiore al sole mattutino.
P: Io non capisco il senso di tutto ciò.
M: E a che serve conoscere sempre il senso di tutto ciò che si fa? Si è forse più preparati ad affrontare eventuali ed imprevedibili difficoltà?
P: Certo perché saresti più preparato ad affrontarle.
M: E come se non le conosci dato che sono imprevedibili?
P: Almeno hai solide basi sulle quali poggiare.
M: Ma se le difficoltà sconquassano tutte le tue basi, ecco che esse non valgono un granché ma mostrano tutta la loro fragilità.
P: E pensi che essere fragile fin dall’inizio ti potrebbe aiutare?
M: Certo, proprio come dice Lao Tzu nel “Tao Te Ching” dato che non aspettandomi niente tutto quello che riceverò m’andrà bene e se subirò del male sarò pronto ad accettarlo ed eventualmente ad affrontarlo meglio perché non partirò da niente di sicuro e solido precedentemente preparato.
P: Verrai spazzato via da tale precarietà di vita e di spirito.
M: E’ naturale. Lo svolgersi, lo srotolamento della mia esistenza è segnato da questo: folate di vento violento che mi turbinano e mi trasportano in giro senza che io possa fare nulla per impedirlo ed anche se lo facessi sarebbe inutile.
P: Come fai a non temere questo finale?
M: E’ lo stesso discorso che vale per la morte; che senso ha – e qui veramente è giusto parlare di senso – temere un qualcosa che sai che di certo arriverà? Se ci stai a pensare rischi solo di sprecare il tuo tempo inutilmente come in ritardo s’accorse Proust.
P: Ma se prima hai detto che della vita non ti preoccupi.
M: Sbagliato perché ho detto che detto che la durata della vita non m’interessa perché ha un valore relativo e del tutto personale; non vuol dire che sia contrario allo sfruttare il tempo come meglio ritengo per me stesso e per gli altri ai quali voglio bene.
P: Ma allora perché non prendi in mano la tua vita una volta per tutte?
M: Non voglio e so che non ne sono capace non vedendo lo scopo di tutto e solo attraverso mille e più esperienze di mille generi penso di trovare una risposta; per questo devo viaggiare.
P: E se non troverai la risposta?
M: Non la troverò punto e basta perché le mie carni morenti e le ossa in polvere non potranno lamentarsi dato che non saranno più niente poiché il mio corpo, cioè io sarà morto e spento.
P: Quindi la tua vita è una roulette russa con la vita stessa?
M: Se così la intendi, sì è così.
P: Tu sei solo un pazzo.

M: "Pazzo", "Fuori di testa", "Rincretinito" ... quante ne ho ascoltate, quante ne ho evitate, di quante ne ho gioito.

giovedì 16 gennaio 2014

Contro di voi ed a favore di noi(sulla morale)

Sono qui per sollazzarvi,
che credete?
Rendere ottimista
chi si osserva lindo e pulito
nel mio specchio rotto,
nel mio stagno inquinato,
nella mia ombra vacua
come l'ordine nello schizofrenico,
la dose nel tossicodipendente,
il pene nella ninfomane,
(presente come Tarantino parla di "Like a Vergin" ne "Le Iene"?)
la fiamma nel Sole
perchè tutto sfuma
e la massa di tutti,
uno dopo l'altro,
si tira su di morale
perchè sa che non è lei,
perchè vede la sua vita scorrere rapida e tranquilla
e la propria canoa fila veloce
tra le acque turbinose
mentre io mi rompo la testa
sulle rocce nel fondo,
quel fondo tanto scandagliato
come un cieco che ha perso gli occhiali,
un sordo gli auricolari,
un castrato il preservativo,
un prete la povertà,
un banchiere il Manuale dell'onestà,
la Beretta il ramo d'ulivo
ed io l'intelligenza.

Ma cosa ci si nota?
E’ tanto questo l’astro di vita
che comanda i passi?
Che razza di stupida questione si discute?
Si è tutti così idioti,
privi del minimo senso d’ordine interiore
-dal cervello ai tendini d’Achille-
per pensare che in tutto ciò
non ci sia un mio effetto
marcato e voluto
con segnalatori arcobalenanti?
Siamo qui a ridere di questo scemo
-un matto come canta De Andrè-
perchè è un baracconaio da quattro soldi
ed è così surreale che pare un
fottuto drogato da qualunque cosa
e si battono le mani
perché continui a viva voce
lo spettacolo della demenza umana
mentre nelle loro poltrone
in smoking con sigari e brandy
si ride perché loro
-la crème brulè della società-
non sono finiti nel pantano
di merda, vita, dolore
che rischiava di soffocarli
ed allora io
-con i miei costumi da pagliaccio
per farli ridere e pagare
con sorrisi e pacche sulla spalla-
ballo nella mia testa
un valzer lento con la luce
con una donna
dagli occhi di cerbiatto e gambe da gazzella
(bella la zoofilia, vero?)
che si chiama Scelta
ed è quella che ho deciso
d’unire in un colpo
col sangue e la carne e la mente
perché le ossa scricchiolino pure
e tutto marcisca nel pattume
ma che il cervello
non venga colpito dall’ Ictus del buon senso
e che io vada pure al Diavolo
(non ho fatto purtroppo Legge
per chiacchierare con lui)
e ci regni come un bambino
gioca e fa uccidere tra loro
soldatini di plastica e metallo
ed il vento bruci con me
ora e per i prossimi mille anni di dominio.

Come un fuoco di paglia o un botto di Capodanno?
Potrà sembrare ma
sarebbe stupido o puramente imbecille
-puro come il fiore di Loto-
credere che tutto sia dato
da un fare volutamente alternativo o ribelle
(mica sono rapper o fricchettone)
per farmi nuovo ad occhi affamati
di novità da godersi
ed il giullare e come per i vostri sguardi
ma la verità,
la maledetta verità
che mi scorre nelle vene
e che mi pulsa nelle tempie
è che…
la saprete già da voi,
tanti ne avete visti ma mai abbastanza
e chi sono io per dirvi il mio campo d’azione,
il mio campo di battaglia dialettico,
il mio campo filosofico da arare?

Una bestemmia uscirà dalle vostre labbra,
un vaffanculo si mostrerà dal vostro dito medio,
un culo si potrà vedere dalle vostre facce,
una silhouette da pornostar
si vedrà nel vostro culo e nelle vostre fiche pelose
perché è così che volete,
così che reagite
a questo disegno di vita
che senza tempere e pennelli
provo a disegnare
con parole semplici e sconclusionate
e ciò vi sembrerà ridicolo,
l’inutilità della libertà,
la stupidità di non fare la pecora o la gallina
perché che c’è di buono o utile
a fare ciò che si vuole
solo per il gusto di darvi fastidio?
Nulla ma così comprendete
e così io parlo e scrivo
permettendomi d’offendere e controbattere
perché tante, troppe ne avete dette
con benpensanti in frac,
con intellettuali da strapazzo
con montature d’oro ed occhi strabici,
con immacolate della buona società,
con psicologi dal destino segnato,
con signori dalla smoking stirato dall’asfaltatrice,
con scribacchini da frasi grosse e mani da sega,
con preti e suore preda del loro oppio,
con ladri che hanno il buono sconto grazie al contocorrente,
con lupi che con il loro vizio si sono rifatti il naso,
con narcotrafficanti che vivono ai Parioli,
con puttane che fanno i calendari e parlamentari,
con idioti che fanno oroscopi e pronostici elettorali,
con medici che si fanno il Ferrari,
con vigili che spaccano la testa ed uccidono ragazzi,
con fascisti ripuliti dal sangue del terzo millennio,
con professori dal frustino e dell’intrigo,
con fiori che sparano proiettili dai cannoni,
con padroni che licenziano dopo il panettone,
con ricconi che si mettono l’Eskimo,
con…
pare troppo per la sopportazione comune
ma ci s’abitua e le pietre da ingoiare
paiono rosette con la mortadella
ed allora io lascio questo anche a nessuno
-o a tutti, se volete-
perchè di nulla mi rimprovero
tranne che perdere
un tempo migliore di questo
a parlare
perché non so fingere a voi
e se così sarà
allora mi si possa seppellire
in una discarica
o bruciare in una fonderia,
perché se volete la prima
sarò come una patata al cartoccio

o la seconda a mò di bistecca.

mercoledì 15 gennaio 2014

Morale comune:un tarlo per la volontà

Nella morale comune si tende sempre a vedere la mediazione, l'equilibrio come un punto di forza mentre l'eccesso e l'estremo sono considerati come il caos per la persona e la società. Penso che ciò sia dato dal fatto che tutto sia subordinato alla razionalità totale che fin dal Settecento con l'Illuminismo è vista come l'unico mezzo per il successo e la soddisfazione mentre ciò che è fuori da tali confini è considerato come dannoso per la persona, forse perchè ritenuta incapace di superare problemi ed ostacoli che scelte repentine - quasi rivoluzionarie - possano apportare nella sua vita. Il pensiero comune insegna che colui che agisce in maniera chiara, precisa, lineare al centimetro sia da identificare come essere giusto per prendere il proprio posto nella società secondo un inquadramento specifico che l'essere umano si porta dietro da sempre, come se fosse inserito nel proprio Io sia singolo che comune. La volontà perde la propria indipendenza perchè deve sottostare a regole che non s'è data ma che le sono state imposte; forse non con la forza fisica ma con una costrizione che può apparire indiretta, sotterranea, sottile alla quale sente di non poter sfuggire. "Comportati bene", "fai bella figura", "tieniti in salute", "agisci nel modo giusto" sono alcuni dei Comandamenti non scritti che si respirano nell'aria e dai quali pare impossibile sfilarsi; una religione non scritta senza templi, altari o profeti visibili ma molto più potente di qualunque dottrina o dogma che aleggia nella società. Provare a defilarsi da questo tema che anima le persone pare un insulto, un terribile affronto ad un sistema creato con tanta fatica per andare ad influire sul pensiero comune e stroncare ogni resistenza di personalità. Un processo di omologazione che sembra dettato da leggi di natura dalle quali pare impossibile allontanarsi, pena la distruzione della pace comune.
Ma se l'essere umano si considera la specie vivente più evoluta e dotata di una propria libertà, dovrebbe essere in grado di rivendicare con fermezza la propria personalità e la propria indipendenza dal resto della massa(o del branco). Si può arrivare a ciò, alla consapevolezza che l'istinto o la propria morale possano anche essere libere di agire come più si vuole anche senza il bisogno continuo di dare sempre un motivo razionale ad ogni azione in modo da giustificarla davanti al mondo intero o alla singola comunità nella quale si vive ed alla quale molti si possono sentire molto legati(altro vincolo alla propria libertà). Dopotutto se esiste veramente un libero arbitrio, ognuno dovrebbe essere completamente indipendente nel poter fare le proprie scelte senza alcun ostacolo; fa storia a sé se uno si pone volontariamente gli ostacoli sul proprio cammino ma ciò fa sempre parte della libera volontà. Attualmente la maggior parte delle persone crede d'agire liberamente senza rendersi conto che fa parte di un sistema più grande d'uguaglianza - non in senso sociale come sarebbe giusto - di stampo culturale. Chi vuole compiere il proprio percorso di vita in modo indipendente magari andando contro le regole della società, viene come segregato ed estromesso dalle persone che conosce; non è detto che lo facciano con cattiveria ma nella loro testa tale persona è vista come elemento di disturbo per l'ordine vigente.
Staccarsi da tali regole non è obbligatorio perchè come ho detto ognuno è libero(o almeno dovrebbe esserlo)di agire come meglio crede ma è necessario che in ogni persona ci sia la consapevolezza che la conquista delle libertà personali si scontra con molti problemi insiti nel pensiero comune ma arrivare a questa grande consapevolezza può essere il primo, grande passo per sentirsi veramente in grado di vivere a questo mondo con la serenità di essere in pace con sé stessi. Io non ho la verità in testa e non pretendo né di venderla né di regalarla a nessuno ma mi sento in dovere di dire ciò, forse perchè ne ho la libertà e quindi ho deciso da me di fare questa scelta e spero che tutti siano prima o poi in grado di farlo.